La comunità imperfetta

Lunedì 5 giugno a Via della Dogana Vecchia la presentazione del libro di Claudio Bazzocchi, “La comunità imperfetta. In difesa dell’idea di nazione”. Un’iniziativa di CRS ed Ars. Partecipano Nicola Genga, Alfonso Gianni, Pasquale Serra. Interviene l’autore

La comunità imperfetta

Claudio Bazzocchi, La comunità imperfetta. In difesa dell’idea di nazione, Editoriale scientifica, Napoli, 2017, 112 pp., 10€.

Qualsiasi valore universale – primo fra tutti quello della libertà europea – ha bisogno di incarnarsi in un campo politico delimitato, quale è lo Stato-nazione, affinché diventi veramente condiviso da un popolo, cioè parte della sua vita, e possa così concorrere in seguito alla formazione di una civiltà universale. È dal particolare che nasce il pensiero e, con esso, i valori, perché è nel particolare che la vita degli individui e dei popoli prende forma e prova a rispondere al mistero dell’umano e al problema della precaria condizione esistenziale di uomini e donne proprio a causa di quel mistero.

L’identità fondamentale e caratteristica di Europa si forgia nel momento in cui il pensiero della Grecia antica elabora l’idea della realtà come Uno-molteplice. Quel pensiero è consonante anche con l’ontologia umana, con l’andare e venire dell’essere umano tra finito e infinito, tra tensione alla verità e bisogno di costruire allo stesso tempo un compromesso con il finito, tra libertà e potere, tra purezza del pensiero e autorità, tra desiderio inteso come apertura alla vita e godimento compreso invece come pulsione di morte.

Nella polis ateniese nascono, quasi in contemporanea, filosofia, democrazia e tragedia nello spazio limitato di una città-Stato che si autoeduca alla misura necessaria a costruire l’Uno-molteplice. La misura che ci vuole per giungere al difficile equilibrio dell’Uno-molteplice non può che esercitarsi in uno spazio particolare, limitato, ristretto, poiché essa è il frutto di una lingua, di un paesaggio, di un insieme di vite esemplari diventate monumento della città e di arti (come riproduzione della misura della natura). Tutti quegli elementi diventano oggetti poetici per la mediazione simbolica necessaria ad approssimare il mondo, quel mondo che alla finitezza umana non è dato apprendere nella sua pienezza.

La hybris odierna sta nel pensare che l’umano possa affrancarsi dal politico, dal potere, dalla sovranità e dal senso che dà alla lacerata esistenza umana il riconoscere lo Stato e l’essere riconosciuti dallo Stato e dagli altri all’interno di esso, inteso come campo dell’elaborazione collettiva del problema dell’essere al mondo.

Claudio Bazzocchi è studioso di filosofia politica. Con Editoriale Scientifica ha pubblicato nel 2015 Giuseppe Capograssi. La bellezza del finito, il lavoro dell’infinito.

Qui la locandina in PDF

Il link alla scheda del libro sul sito dell’editore

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