Roma, tra centro e periferie (2)

Dalla crescita economica alle disuguaglianze capitali: mappe e dati su urbanizzazione, demografia, società, economia e politica.
Di Keti Lelo, Salvatore Monni e Federico Tomassi per il blog #mapparoma.
(seconda parte)

Roma, tra centro e periferie (2)

(segue dalla prima parte – scarica il PDF completo)

5) Le dinamiche e le caratteristiche demografiche condizionano la composizione socio-economica dei diversi quartieri, e in primo luogo l’incidenza dei titoli di studio. L’istruzione è un fattore cruciale nelle opportunità sociali ed economiche delle persone, nonché uno degli indicatori distribuiti in maniera maggiormente diseguale nel territorio urbano. Le distribuzioni di residenti in possesso di laurea e di quelli con licenza elementare oppure nessun titolo di studio sono speculari, e palesano una geografia monocentrica, a supporto dell’idea che, a Roma, la distanza dal centro è anche e soprattutto una distanza sociale. Curiosamente la dimensione dei due gruppi è praticamente identica in valore assoluto, pari a 500mila residenti ognuna.

La percentuale maggiore di residenti con laurea (mappa a sinistra) si trova nei quartieri benestanti a nord e sud: Parioli e Salario (42%), Acquatraversa, Eur e Celio (41). Invece le percentuali sono molto basse nelle periferie esterne o prossime al GRA di Tor Cervara (5,2), Santa Palomba (6), Borghesiana (6,6), Santa Maria di Galeria (7,2) e San Vittorino (7,8). La quota dei laureati ai Parioli (II Municipio) è dunque pari a 8 volte quella di Tor Cervara (IV Municipio). Analogamente la percentuale maggiore di residenti con licenza elementare o nessun titolo di studio (mappa a destra) si registra a Tor Cervara (30,1), Santa Maria di Galeria (30), Tufello (29), Torre Maura (28,2) e Casetta Mistica (28,1). I valori minimi invece ad Acquatraversa (11), Tre Fontane (11,1), Centro Storico (11,7), Eur (11,8) e Grottaperfetta (12,3).

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6) Per i tassi di occupazione e di disoccupazione rimane la frattura tra centro e periferia, sebbene maggiormente frastagliata e con alcuni casi particolari. Sono variabili importanti perché essere occupati non significa solo avere la possibilità di produrre reddito, ma anche e soprattutto far parte di una comunità, realizzare se stessi, sentirsi inclusi: per questi motivi le geografie della disoccupazione sono sintomatiche di disagio territoriale. Il Raccordo una volta ancora segna la città come una vera e propria barriera fisica e sociale, ma la disoccupazione insiste soprattutto nel quadrante est della città (Municipi IV, V e VI), un’area territoriale ben conosciuta per le sue problematiche socioeconomiche. Il dato di Acilia e Ostia Nord sembra poi spiegare ancora meglio di tante altre analisi i problemi del litorale romano.

Per il tasso di occupazione (mappa a sinistra) tra Santa Palomba (53,8%) e Magliana (76,6) la differenza è di oltre 20 punti percentuali. Tra i quartieri con maggiore partecipazione alla forza lavoro, prima ancora delle zone tradizionalmente benestanti di Roma nord, emergono i quartieri di nuovo insediamento a cavallo del GRA dove sono andate ad abitare famiglie giovani in cui entrambi i componenti lavorano, in maniera più o meno stabile o precaria: oltre alla già menzionata Magliana, Malafede (74), Acqua Vergine (73) e Lucrezia Romana (72). Invece i tassi di disoccupazione (mappa a destra) a Tor Cervara (17%), Tufello, Santa Palomba e Tor Fiscale (14), San Basilio, Torre Angela e Ottavia (13) sono tre volte quelli dei quartieri più ricchi come Parioli, Pineto e Tor di Quinto (5), Navigatori e Salario (5,5), Prati ed EUR (6), ma anche di una zona composita come Magliana (5,6).

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7) La presenza degli stranieri in città è un “tema caldo” delle recenti campagne elettorali, ma in realtà non emerge una particolare concentrazione in quadranti specifici della città, né in zone caratterizzate da acuto disagio socio-economico, e neppure le consuete fratture tra centro e periferia osservate per le altre variabili. Se guardiamo alle distribuzioni per paese di origine emergono tuttavia alcune caratteristiche ricorrenti: gli europei (la maggioranza sono rumeni) vivono soprattutto in periferia per ragioni economiche, mentre asiatici e africani più in centro, tra cui i filippini spesso nelle case dove svolgono lavoro domestico in quartieri benestanti, i cinesi e molti africani vicini alle loro attività commerciali nei pressi di Termini e all’Esquilino.

La maggiore incidenza di stranieri rispetto alla popolazione residente (mappa a sinistra) si registra in quartieri molto diversi tra loro: come logico aspettarsi Esquilino (21%) e Quadraro (18), ma anche le aree benestanti e poco popolate di Grottarossa Ovest (23) e Appia Antica Nord e Sud (20-21), nonché zone periferiche più disagiate come Casetta Mistica e Omo a est (21-24), Tor San Giovanni a nord (18) e Tor Fiscale a sud (17). La minore quota di stranieri, inferiore al 4%, è tipica invece di quartieri della periferia storica o anulare, con prevalenza di case popolari o alloggi costruiti da cooperative ed enti: a nord Serpentara (2,9), a est Tiburtino Sud (2,5) e Tor Tre Teste (2,3), a sud-est Osteria del Curato (2,7) e Barcaccia (3,6), a sud Grottaperfetta, Torrino, Laurentino e Cecchignola (3-3,6).

La variazione percentuale tra i due censimenti 2001 e 2011 (mappa a destra) mostra in generale una crescita nel numero degli stranieri da 98mila a 224mila in 10 anni. Vediamo aumenti notevoli, superiori al 1000% (ossia un incremento di 10 volte) in alcuni quartieri poco abitati, come i già menzionati Casetta Mistica e Omo a est, e Porta Medaglia a sud. Inoltre aumenti prossimi o superiori al 500% (ossia un incremento di 5 volte) a Settecamini, Lunghezza, San Vittorino e Barcaccia (a est), Malafede (a sud) e Pantano di Grano (a ovest). Vi sono state invece riduzioni nel numero degli stranieri, tra 2000 e 2011, a Celio, Acqua Vergine, Magliana e Pisana.

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8) L’analisi di vari aspetti socio-economici e demografici della città permette di comprendere meglio i fattori dietro ai risultati delle ultime elezioni, quelle per il Comune nel 2013, quando Marino vinse al ballottaggio contro Alemanno. Arriviamo così al cuore della campagna elettorale in corso, sebbene il contesto politico attuale sia molto diverso e articolato rispetto a due anni fa. Abbiamo scelto quindi di rappresentare sulle mappe non i voti per i candidati sindaco, ma i voti di lista ottenuti al primo turno dai principali partiti, intorno ai quali anche nel 2016 sta ruotando la campagna elettorale.

L’analisi per quartieri mostra che il voto per alcuni partiti è proporzionale alla distanza dal Campidoglio, poiché il centrosinistra (soprattutto il PD, ma anche SEL) raggiunge i risultati migliori al centro e nella periferia storica, mentre ottiene il minimo fuori dal GRA, e viceversa per il M5S, il cui messaggio fa maggiore presa nei quartieri più esterni e si indebolisce man mano che ci si avvicina al centro. Il consenso per il centrodestra si mantiene invece maggiormente concentrato sul territorio, in particolare nella tradizionale roccaforte del XV Municipio.

Per il PD (mappa in alto a sinistra) le zone col maggiore consenso sono Testaccio (38%), Tor Tre Teste (35), Tiburtino Sud, Torre Maura, Quarto Miglio e Grottaperfetta (32), Trastevere, Casilino e Tiburtino Nord (31). Ottiene invece i risultati peggiori sia nei quartieri benestanti come Parioli e Appia Antica Nord (17), e in quelli a nord (Tor di Quinto, La Storta, Prima Porta, Farnesina e Acquatraversa 17-19), sia nella nuova periferia est di Acqua Vergine (18).

SEL (mappa in alto a destra) mostra un andamento simile al PD, ovviamente su valori assoluti inferiori, poiché raggiunge i migliori risultati, prossimi o superiori al 10%, in centro (Testaccio, Trastevere, Celio, Esquilino) e nella periferia storica a est (San Lorenzo record con 13,3), nord (Monte Sacro e Saccopastore) e sud (Garbatella, Ostiense e Valco San Paolo). Il minimo del 2-3% si registra nei pressi o fuori dal GRA, a nord (Settebagni e Aeroporto dell’Urbe), est (Tor Cervara, Borghesiana, San Vittorino), ovest (Boccea) e nord (Santa Cornelia, Prima Porta e Cesano).

Per il M5S (mappa al centro a sinistra) valgono considerazioni opposte a quelle del centrosinistra, con il massimo raggiunto fuori dal GRA a est (Acqua Vergine 20%, Romanina 18), a ovest (Magliana 20) e soprattutto nel X Municipio di Ostia: Malafede (21), Castel Fusano, Ostia Antica e Infernetto (19), Acilia Sud e Nord e Ostia Sud (18). Al contrario, i risultati peggiori, inferiori al 10%, sono ottenuti nei quartieri centrali e benestanti a nord e sud, in particolare Parioli (6), Farnesina e Tor di Quinto (7), Centro Storico, Aventino e Medaglie d’Oro (8).

Il consenso per le tre liste di centrodestra che sostenevano Alemanno (PdL, FdI e la lista civica, mappa al centro a destra) è stato massimo nella loro tradizionale roccaforte del XV Municipio, con un notevole record a Cesano (51,5%), Prima Porta (48) e La Storta (46), nonché Tor di Quinto, Santa Cornelia e Acquatraversa (42-45), e nel resto della città a Parioli, Appia Antica Nord e Porta Medaglia (43-45). Il minimo è invece raggiunto nel centro e nella periferia storica dove è forte il centrosinistra: San Lorenzo (18), Testaccio (19), Trastevere (20), Ostiense e Tiburtino Sud (22), Gianicolense (23).

Infine, le due liste civiche per Marchini (mappa in basso a sinistra) e Marino (in basso a destra), che avevano avuto un buon risultato nel 2013. La lista Marchini raggiunse il massimo nei quartieri più ricchi della città (Parioli ed Eur 15%, Farnesina e Tor di Quinto 14, Centro Storico 13) e il minimo intorno o fuori dal GRA. La lista Marino seguì invece l’andamento più generale del centrosinistra (Trastevere, Celio e Don Bosco 10-11%), ma ottenendo affermazioni importanti anche in zone più periferiche e disagiate dove PD e SEL ebbero scarsi risultati (Corviale e Giardinetti-Tor Vergata 9-10), oltre ad Aurelio Nord e Pineto (11-12).

Questa geografia “politica”, alla luce della geografia “sociale” mostrata in precedenza, consente anche di identificare in maniera abbastanza precisa l’elettore mediano (in termini di età, titolo di studio, posizione lavorativa) delle singole liste. L’elettore “tipo” del centrosinistra vive nei quartieri centrali e semicentrali, ha un’età media elevata, ha una famiglia poco numerosa (o è single), è laureato e occupato. L’elettore del centrodestra, e ancora di più quello dei Cinque Stelle, vive in periferia fuori dal GRA con una famiglia numerosa, è giovane e spesso disoccupato. Tenere conto di queste tendenze elettorali e provare a invertirle è il primo compito che partiti e candidati dovranno affrontare nella campagna elettorale più incerta degli ultimi anni.

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NOTE METODOLOGICHE

  1. L’elevato numero di persone senza fissa dimora con residenza fittizia presso associazioni ed enti (soprattutto a Centro Storico, Trastevere e Torrespaccata) rende gli indicatori sullo status occupazionale e sulla presenza di stranieri in queste tre zone poco significativi della loro effettiva realtà territoriale. Gli indicatori su densità e variazione della popolazione sono invece calcolati al netto delle residenze fittizie.
  2. Alcune zone urbanistiche sono non residenziali e scarsamente abitate, perché comprendono aree commerciali e direzionali, ville e parchi, impianti sportivi, spazi archeologici, ospedali, cimiteri. Tali zone nelle mappe sono tratteggiate e i loro dati non sono presi in considerazione ai fini delle analisi.

 

CREDITI

Gli autori, ferme restando le loro responsabilità per i contenuti delle mappe, sono debitori nei confronti del Croma (Centro per lo studio di Roma dell’Università Roma Tre) e di Luoghi Idea(li) per le elaborazioni, le suggestioni e gli spunti sulle attività di mappatura del territorio romano, che sono state fonte di ispirazione per la nascita del blog.

 

SPUNTI BIBLIOGRAFICI

Fabrizio Barca (2015) (cur.): Mappa il PD di Roma. Relazione finale, rapporto di Luoghi Idea(li) per il PD di Roma.

Pasquale De Muro (2013): Disuguaglianze capitali, in Italianieuropei, n. 2/3.

Pasquale De Muro, Salvatore Monni, Pasquale Tridico (2008): Knowledge-Based Economy and Social Exclusion: Shadows and Lights in the Roman Socio-Economic Model, Università di Roma Tre – Dipartimento di Economia, Working Paper n. 91.

Pasquale De Muro, Salvatore Monni, Pasquale Tridico (2012): L’evoluzione del modello socio-economico romano tra retorica e realtà, in Francesco Pompeo (cur.), Paesaggi dell’esclusione. Politiche degli spazi, re-indigenizzazione e altre malattie del territorio romano, UTET.

LASLO Laboratorio di sviluppo locale ed economia sociale (2011): Benessere e qualità della vita nei municipi di Roma, rapporto dell’Università di Roma Tre.

Keti Lelo (2006): Le «frontiere» dell’urbano, in Maria Filomena Boemi e Carlo Maria Travaglini (cur.), Roma dall’alto, Università di Roma Tre, pp. 69-74.

Keti Lelo (2007): Suburbs and fragmentation patterns: the case of Rome, EURODIV Paper, n. 44.

Walter Tocci (2015): Roma, non si piange su una citta coloniale. Note sulla politica romana, GoWare.

Federico Tomassi (2013): Disuguaglianze, beni relazionali ed elezioni nelle periferie di Roma, Rivista di Politica Economica, n. 1.

Federico Tomassi (2014): Tor Sapienza, ovvero com’è difficile fare politica nelle periferie romane, articolo per il Centro per la Riforma dello Stato.

Federico Tomassi (2016): 10 questioni della politica romana, rassegna per il Centro per la Riforma dello Stato.

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  1. I Pezzi di Roma - Il semaforo blu - Blog - L’Espresso - […] anni superiore rispetto a chi nasce a Tor Bella Monaca», dice Fassina. Il dato lo trovate qui, e qui…

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