Pietro Ingrao «Alla speranza», autunno 1940

Nell’autunno del 1940 la guerra occupa il patio della storia con la sua figura opprimente e oscura, che invade la vita e il sonno degli uomini, privandoli di ogni spazio di libertà e di privatezza. Pietro Ingrao si appella in versi alla speranza, fanciulla di verde vestita che “affida ai solchi arati i semi perché il suolo li restituisca a usura”

Discrezione e passione di Giuseppe Prestipino

Un uomo dai modi impeccabili, la sua discrezione animata da una passione intellettuale coltivata senza ostentazioni, alimentata nella fedeltà a sentimenti che intuivi tanto forti quanto rattenuti, custoditi con assidua cura, ma tenuti lontano da esibizioni superflue. Un ricordo di Giuseppe Prestipino, affinché non sia incolmabile e disperato il suo distacco da noi

Il bene dal bene, dal male il male

Si vis pacem para bellum. Icastico epigramma della retorica che vuole i volgari e distruttivi mulini della guerra come macchine irrinunciabili del progresso. Ma la guerra non ha alcun pregio e, come ci ricordano le parole di Renato Serra, è inutile aspettarci trasformazioni o rinnovamenti da lei. Latrice di morti e sacrifici che non aggiungono nulla alla vita e all’intelligenza dei tempi, ma anzi, sospendono il corso di ogni storia possibile

Con la rugiada ed un raggio di sole

Sottratti alle leggi della terra, con l’ausilio di prodigiose ampolle, librarsi in volo in un viaggio onirico, poggiati su nubi mattutine colme di luce e tepore. Alla scoperta di un altro mondo, abitato da esseri di musiche loquaci ed esili leccornie, dove in versi si assolve a quel che è da pagare

«Alcuni accusati d’aver propagata la peste»

Dalla colonna infame di Manzoni fino alla cronaca odierna del COVID-19. Un filo di diffidenza, malversazione e abuso nei confronti del vicino “untore”, capro espiatorio del male che desola il mondo. Si constata, con amarezza, che “tali ragioni non furon purtroppo particolari a un’epoca”