Se cade la stella populista

Il voto delle regionali chiude virtualmente la stagione che si era aperta con le elezioni politiche del 4 marzo 2018. Fine dell’era populista? E inizio di che cosa? Cadute le maschere dell’invincibilità di Salvini e della rivoluzione a 5 stelle, resta sul campo, fra le altre, la questione del dualismo Sud-Nord, temporaneamente coperta dall’alleanza giallo verde di due anni fa. Che investe con urgenza anche il movimento delle Sardine

Senza politica. La Calabria al voto

Elezioni regionali. Se in Emilia-Romagna la posta in gioco è la fine del modello socialdemocratico ex-comunista, in Calabria rischia di essere la fine della politica, sostituita dal trasversalismo, dagli appelli antimafia e dal ricorso al penale. Problemi, risorse e normalità di una regione che soffre in primo luogo di una rappresentazione parziale all’insegna dell’emergenza continua

Gli spettri di Strasburgo

La risoluzione del parlamento di Strasburgo sulla memoria europea riscrive il passato a uso del presente, riesumando uno spettro del comunismo più minaccioso di quello del nazifascismo che il testo vorrebbe combattere. Dietro l’equiparazione fra nazismo e stalinismo, l’attribuzione dello scoppio della seconda guerra mondiale al patto Ribbentrop-Molotov e la cancellazione dei meriti dell’URSS nella sconfitta del nazismo c’è la ripetizione degli errori che hanno contrassegnato la costruzione e l’allargamento dell’Unione, tanto più patenti nel tempo di crisi della democrazia europea che stiamo vivendo. Un articolo di Ida Dominijanni per Internazionale

Fortuna e sfortuna del Conte 2

Due modi diversi e opposti di leggere l’operazione che ha portato al governo Conte 2, entrambi presenti nell’opinione pubblica di sinistra. Cambio radicale di stagione o piccolo cabotaggio di ceto politico? La conduzione della crisi non è stata all’altezza della posta in gioco, che riguardava e riguarda la qualità della democrazia e la riaffermazione dello Stato di diritto, entrambi compromessi dall’esperimento giallo-verde. Sullo sfondo, un’ennesima destrutturazione e ristrutturazione del sistema politico, strategicamente ad alto rischio per la sinistra. Un articolo di Ida Dominijanni per Internazionale

La democrazia in Europa, trent’anni dopo la caduta del muro di Berlino

Trent’anni dopo il crollo del muro di Berlino tutte le premesse e le promesse dell’Ottantanove sembrano essersi rovesciate nel loro contrario: dall’abbattimento della barriera che divideva la Germania alla costruzione di quelle contro i migranti, dal trionfo alla crisi della democrazia liberale, dalla riunificazione dell’Europa alle nuove faglie che la solcano, dal feticismo del mercato alla catastrofe finanziaria del 2008, dalla società aperta ai ripiegamenti identitari, dal progetto sovranazionale della Ue ai populismi sovranisti, dai movimenti del dissenso in nome dei diritti umani alle leggi contro le Ong. Come interpretare questo rovesciamento? Un libro di Jacques Rupnik spiega perché il ciclo politico cominciato nell’89 all’insegna del neoliberalismo si è esaurito, e quali ferite lascia sul corpo della democrazia europea. Un articolo di Ida Dominijanni per Internazionale