Il virus mostra tutti gli errori della sinistra

La crisi del COVID-19 mette in luce tutti i difetti dell’ideologia liberista dominante, ostile all’amministrazione pubblica e al lavoro. Gli errori della sinistra non si sono limitati a un deficit di comunicazione, ma derivano dall’abbandono della sua tradizione culturale, per abbracciare quella liberal. Ripensare dalle radici alla propria funzione è indispensabile per tornare a svolgere un ruolo attivo nella contemporaneità

Come si possono (e si debbono) declinare emergenza e democrazia

Nel pieno dell’emergenza coronavirus, la sovranità, connessa al bene primario della vita, si articola in differenti risposte. Due modelli paradigmatici fanno prevalere, lungo il crinale dell’endiadi lockiana, rispettivamente la politica sull’economia e viceversa. In ogni caso, alla momentanea giustificata sospensione di alcuni diritti individuali, non può corrispondere la chiusura degli spazi democratici. Luoghi della sovranità pubblica ad argine della deriva neoliberale. Un articolo uscito su “Strisciarossa”

La fine del conflitto e l’età della narrazione

30 anni dopo il crollo del Muro, la fine della sinistra, la crisi del capitalismo e l’esigenza di un nuovo socialismo. Alla rimozione dello scontro di classe è subentrata la tecnica che spoliticizza la contesa con la chiacchiera. Un estratto della relazione al convegno che si è svolto venerdì 7 febbraio a Villa Mirafiori a Roma

Salvini non è invincibile, ma ora il PD riorganizzi il mondo del lavoro

Dopo la battaglia elettorale in Emilia-Romagna il Capitano è graffiato sul volto, ma non affatto abbattuto. Se la sinistra, e in essa soprattuto il PD, vuole davvero riguadagnare terreno contro l’onda espansiva della destra reazionaria, deve acquisire coscienza del suo ruolo, prendere una decisa posizione sul crinale della questione sociale e ricucire dal basso i legami con le fasce di popolazione che dovrebbe rappresentare

Ora Zingaretti vuole rimuovere il fattore P dal partito del Lingotto

La proposta di un generico rinnovamento, basato su una vaga apertura ai movimenti e alla società civile, non può essere il canale d’uscita dalla crisi per un partito che, decidendo di non chiamarsi più nemmeno come tale, dimostra tutta la propria carenza d’identità e d’idee per resistere al dilagare dell’antipolitica e dei sovranisti. Articolo di Michele Prospero uscito su “Strisciarossa”