Conflitto permanente (e dannoso)

Recensione di Francesco Marchianò del numero 3-4 2011 di Democrazia e Diritto “Sistema Politico e Magistrature” su Rassegna Sindacale

Conflitto permanente (e dannoso)

toghePolitica e magistratura. Un tema perennemente al centro del dibattito politico italiano, e che fa parte, senza dubbio, del grande contenitore delle riforme incompiute. La questione, in realtà, è antica quanto la politica moderna, ed è anzi tra i suoi pilastri: dall’analisi di quel rapporto, infatti, si arriva all’importante distinzione (e poi separazione) dei poteri, sulla quale grandi pensatori hanno scritto pagine fondamentali.
A una rilettura aggiornata di questo rapporto è dedicato un recente numero di Democrazia e diritto (Sistema politico e magistrature, n. 3-4, 2011, Franco Angeli, pp. 472, euro 52,00), la rivista del Crs, il Centro per la Riforma dello Stato, diretta da Michele Prospero. Un doppio numero monografico nel quale studiosi di varia estrazione – giuristi, politologi, storici, sociologi, filosofi – e magistrati, provano ad affrontare la questione da prospettive diverse, componendo un quadro ampio ed esaustivo.
Nel nostro paese, con la crisi dei partiti, si è assistito a un generale indebolimento della rappresentanza e, quindi, del potere legislativo. La crisi del 1992, con l’esplodere di Tangentopoli, ha fatto sì che il potere giudiziario prevalesse su quello politico. Vi è stato, cioè, uno sbilanciamento di poteri, al quale hanno contribuito non solo alcuni protagonisti della vita politica (si pensi al Pds di Occhetto o al movimento referendario di Mario Segni), ma anche agenzie di informazione e gruppi di potere influenti in larghi strati dell’opinione pubblica. Con ciò è venuto  formandosi un comune sentire che ha trasformato sempre più la magistratura, da potere terzo e imparziale, a potere partigiano.
Una tendenza che trova la sua apoteosi nella “discesa in campo” di alcuni magistrati, eroi del tempo nuovo, diventati popolari proprio durante Mani Pulite, grazie anche all’amplificazione mediatica.
Eppure, nonostante la sconfitta della vecchia classe politica, che
soccombeva sotto gli avvisi di garanzia, i processi in onda in prima serata e le custodie cautelari, un grande paradosso ha accompagnato il passaggio alla Seconda Repubblica, diventandone uno dei suoi fili conduttori. Se prima, infatti, erano i politici “vecchi” che protestavano contro i magistrati, accusandoli di ordire manovre antidemocratiche, in seguito sono stati gli uomini nuovi, affermatisi sulle rovine dei politici inquisiti, ad accusare le toghe di voler perseguire fini politici. Così, anziché normalizzarsi, il rapporto tra politica e magistratura si è trasformato in uno scontro permanente, con punte molto forti soprattutto quando il parlamento ha realizzato leggi particolari e ad personam.
Il volume affronta diverse questioni rilevanti come il rapporto che lega la magistratura alle forme di governo, il ruolo della Corte dei conti, le dinamiche che riguardano il rapporto tra giudici e opinione pubblica, l’uso delle misure preventive, il ruolo della Corte europea. Interessanti alcuni saggi di ricognizione storica, come quello che ricostruisce il ruolo di comunisti e socialisti nel terribile biennio 1992-1994. Utilissime sono poi alcune finestre sulle esperienze straniere, come quella tedesca e americana.
Un aspetto decisivo per comprendere l’evoluzione recente del rapporto tra politica e magistratura è l’analisi del ruolo sempre crescente della giustizia amministrativa che, di fatto, concorre con la politica a determinare linee di governo. Si pensi, per esempio, a quanto accade per i concorsi pubblici, per le nomine, per i ricorsi nelle vicende elettorali. In questi ambiti la magistratura esercita un ruolo chiave con il quale riduce anche il criterio generale della responsabilità politica degli atti di governo. Un fenomeno al quale spesso la politica risponde tentando compromessi con i giudici, magari offrendo loro incentivi di carriera o altre prebende extragiudiziarie. Una degenerazione che produce un circolo vizioso opaco e dannoso per la qualità della democrazia, rallentando i processi decisionali e aumentando i loro costi economici e sociali. Anche per questo motivo è un buon esercizio tornare a interrogarsi con sobrietà su questi temi.
Francesco Marchianò

Scarica in formato pdf: rassegna_sindacale_sistema_politica_e_magistrature.pdf.

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