LE CONTRADDIZIONI SONO OVUNQUE 1975-2014

Facebook Twitter Google+ Stampa “Quest’opera può esporre solo il suo medium obsoleto in un destino di misteriosa decadenza. Il rifiuto della sua esposizione in generale come interruzione è uno strumento, un punto di vista particolare e di parte, che può liberare la promessa dell’opera e riattivare l’immagine”. Caro Lorenzo, questa è la dichiarazione che ho […]

LE CONTRADDIZIONI SONO OVUNQUE 1975-2014

“Quest’opera può esporre solo il suo medium obsoleto in un destino di misteriosa decadenza. Il rifiuto della sua esposizione in generale come interruzione è uno strumento, un punto di vista particolare e di parte, che può liberare la promessa dell’opera e riattivare l’immagine”.

Caro Lorenzo,

questa è la dichiarazione che ho rilasciato il 29 novembre 2013 a Daniela Lancioni durante la preparazione della mostra sugli anni ’70 a Roma. Daniela come curatrice della mostra mi aveva chiesto indicazioni su come esporre una mia opera del 1975, “Le contraddizioni sono ovunque”. Nel mio testo c’è il tentativo di rispondere alla sua domanda e anche di aprire una riflessione sulle condizioni di esponibilità di ciò che è nella condizione di non-arte. Cosa significa esporre, a distanza di anni, un lavoro del 1975? Il suo medium non si nasconde, “espone” il suo stesso dispositivo di comunicazione, di funzionamento (è il suo modo di portare in avanti il fondo, la profondità). Da questa esponibilità vengono le indicazioni cercate. La sua immagine ha ceduto visibilità nel corso del tempo. A me giunge la sua decadenza, come se nelle “contraddizioni sono ovunque” ci fosse proprio questo destino. Io credo che oggi l’opera possa esporre solo il suo “non”. Nella suo tramonto grida l’immagine di ciò che non è conciliabile. Non è conciliabile il suo presente, che irrimediabilmente si allontana. Per questo ho ritenuto opportuno che l’opera non fosse direttamente presente in mostra. Ho rifiutato la sua presenza come esposizione in generale, chiedendo invece che l’opera fosse esposta in particolare, a parte. Il suo “qualcosa” vive ora appartato, in un ufficio di Palazzo delle Esposizioni, in una “parte” di questo luogo. Qui avviene la separazione e può ripartire il nuovo punto di vista, il vedere particolare. Si può riattivare l’immagine. Il gesto, la decisione del rifiuto (in questo caso il rifiuto di esporre l’opera in generale), essendo una soglia, un interruzione, è ciò che lascia la speranza del passaggio di un bagliore. “Importante – mi ha detto Mario Tronti recentemente per telefono – è farsi trovare preparati”. L’immagine passerà attraverso una porta molto stretta e manterrà la sua promessa. E’ compito dell’arte “vedere”. Ho cercato di mettere in crisi l’adesso dell’opera, la sua presenza (“come se” fosse presente). Bisogna provocare l’immagine. Un caro saluto, Francesco

Dopo la visita alla mostra “Anni ’70. Arte a Roma” al Palazzo delle Esposizioni (in corso a Roma fino al 2 marzo 2014 a cura di Daniela Lancioni) abbiamo chiesto a Francesco Matarrese una precisazione sulla sua presenza/assenza. Lorenzo Teodonio

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