Cosa sta succedendo al lavoro “dei vuoti e dei pieni”?

Un’intervista a Maria Grazia Gabrielli, Segretaria Generale Filcams-CGIL, il sindacato del commercio tradizionale e dell’e-commerce, del turismo e della ristorazione, della vigilanza e delle pulizie, delle colf e delle badanti, delle fiere e delle discoteche, per analizzare le problematiche del lavoro durante l’emergenza Covid-19 e in questa prima fase di riapertura

Cosa sta succedendo al lavoro “dei vuoti e dei pieni”?
Foto di Kaique Rocha da Pexels




Partiamo da una domanda generica: cosa è successo nel settore in conseguenza dell’epidemia?

Parto dai primi 20 giorni a cavallo tra fine febbraio ed inizio marzo. In quel periodo ha predominato, nelle richieste delle lavoratrici/tori ed in tutti i nostri interventi, l’esigenza della protezione, di essere punto di riferimento, di confronto e di ascolto per effetto del disorientamento generato dalla situazione. Quando è partito il lockdown, e poco dopo le confederazioni hanno firmato (il 14 marzo) il protocollo sulla sicurezza e la prevenzione, la nostra azione si è intensificata sul fronte della sicurezza e protezione nei luoghi di lavoro e contestualmente erano già evidenti le necessità per la protezione del reddito e dell’occupazione. Oggi le priorità guardando soprattutto ai prossimi mesi sono lavorare in sicurezza, continuità del reddito e dell’occupazione.

Tu rappresenti un settore profondamente diversificato che va dal commercio al turismo, passando per la ristorazione, la vigilanza, le pulizie fino agli studi professionali, alle colf e alle badanti. In alcune aziende il lavoro è probabilmente aumentato. Oltre ad Amazon ed all’e-commerce, penso alle imprese di pulizie e sanificazione. Ed altre in cui parlare del dopo è un rebus: la ristorazione e il sistema dell’accoglienza, ma anche le fiere, le mostre, i locali di divertimento etc.

Certo. Se devo trovare tratti unificanti è che noi rappresentiamo i comparti dei vuoti e dei pieni. Delle file e degli assembramenti. Pensa ad una spiaggia d’inverno oppure ad agosto. Pensa ad un centro commerciale alle 9 di mattina di un giorno feriale o a mezzogiorno di sabato, o ad una pizzeria alle 18 ed invece il sabato sera dopo le 20, od ancora al vero e proprio esplodere di mostre ed eventi di tutti i tipi. Alle addette delle pulizie, definite lavoratrici invisibili, perché devono operare quando gli altri non ci sono. È necessario un ripensamento profondo, a partire dal periodo, prevedibilmente tutt’altro che breve, del distanziamento sociale. Dovremmo tutti essere capaci, partendo dalle vulnerabilità e dalle trasformazioni che l’emergenza sanitaria ha rimesso nuovamente a nudo nel paese, di ridisegnare un nuovo modello sociale e di sviluppo dalla produzione al consumo!

Ma, ti faccio una battuta, tra le categorie che hanno continuato a lavorare durante il lockdown aggiungi quella delle nostre/i delegate/i ed operatrici/tori. Accanto alle necessità esplosive di sicurezza e di reddito, abbiamo avuto il moltiplicarsi della necessità di rispondere alle domande più diversificate e, a volte, semplicemente all’esigenza di qualcuno che ascolti! Una crescita di domande e di contatti che è una risorsa ed un problema, che non dobbiamo e non vogliamo deludere.

Nella necessaria trasformazione includiamo noi stessi. Piccoli esempi. Abbiamo dovuto rispondere a questo incremento di domanda utilizzando solo strumenti digitali. Per fortuna l’utilizzo delle videoconferenze era già un’abitudine per noi, allo scopo di minimizzare gli spostamenti ed aumentare la tempestività. Ma prima era un utilizzo moderato e complementare. Adesso è esclusivo. Ciò implica pregi e difetti. Tra i pregi metterei la rapidità, anche se le linee continuano a cadere! Altro pregio è la crescita che stiamo registrando in termini di partecipazione che dovremo misurare poi in un periodo più lungo. Ma nelle riunioni in presenza era importante anche guardare le lavoratrici e i lavoratori, i silenzi, le espressioni, la modalità di partecipare alla discussione cosa difficile da percepire, nella sua dimensione collettiva, attraverso un video. Oppure pensa agli scioperi: già prima fare uno sciopero delle pulizie in un ospedale, ma anche in una scuola, era problematico. E non solo per la legge sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali! Rischiavi di aprire tensioni su più fronti: azienda, committenza, utenti del servizio. Adesso questo rischio si incrementa molto. Anche se lo sciopero rimane e rimarrà la nostra arma principale. La condizione che stiamo tutti vivendo comporta quindi anche un necessario cambiamento del nostro modo di fare sindacato. E finora ti ho parlato solo delle modalità.

Sulle esigenze di ristrutturazione ci torniamo più avanti. Adesso puoi farmi una breve panoramica delle esigenze collegate a quella che hai definito la necessità di proteggere il reddito? Puoi darmi delle cifre?

Partiamo dagli ammortizzatori sociali (FIS, CIGO, CIGD): abbiamo superato la gestione di oltre 180.000 domande da parte delle aziende. Diversi accordi prevedono l’anticipo del trattamento da parte delle aziende. Ma dove questo non è stato raggiunto siamo in presenza di forti ritardi di pagamento da parte dell’INPS. E, purtroppo, sono molte le aziende in cui questo non è stato possibile, per debolezza nostra o perché non c’erano le condizioni di farlo. Anche l’accordo per le anticipazioni tramite le banche, che doveva supportare questa fase, sta funzionando poco e male.

Sul provvedimento per le categorie non protette da alcun ammortizzatore sociale, la situazione peggiora. Per l’INPS esistono 856.000 colf e badanti. Contemporaneamente la stessa INPS e l’ISTAT stimano il lavoro irregolare nel settore in quasi 2 milioni di lavoratori. Tra i piccoli fatti positivi di questo periodo c’è qualche aumento nella regolarizzazione delle posizioni delle colf, ma non siamo ancora in grado di verificarne le dimensioni. Una situazione che però convive con le tante cessazioni dei rapporti di lavoro di colf e badanti, regolari e non, a cui il cosiddetto Decreto “Cura Italia” non ha dato alcun riconoscimento. Ma accanto a queste posizioni – che sono in qualche modo almeno conosciute – vi sono molte altre assenze. Ti faccio due esempi. I lavoratori stagionali sono compresi nei provvedimenti governativi. Seppure in una misura economica che riteniamo insufficiente e che chiediamo di modificare. Però gli alberghi, spesso delegano all’esterno la pulizia delle stanze, queste lavoratrici/ori esterni sono strettamente legati alla stagionalità dell’albergo, ma non risultano come stagionali. Ancora, il personale che negli stabilimenti balneari fa attività varia, ad esempio la cosiddetta animazione, andrebbe, a nostro avviso, ricompreso nella stagionalità. Stiamo parlando di decine di migliaia di addette/i. Ma sui giornali queste situazioni non trovano spazio a differenza di altre categorie! Dal nostro osservatorio le stime che parlano di 800.000 lavoratori non coperti sono sbagliate per difetto e non di poco! Ho fatto solo questi esempi ma di casi di esclusione e di problematicità ce ne sono molti per il settore del terziario, turismo e servizi e sono stati oggetto di esplicite richieste verso il Governo per procedere a correttivi importanti nei provvedimenti di prossima assunzione.

Come sai è uscito il dato ISTAT che registra un aumento contenuto della disoccupazione, tra lo 0,1 e lo 0,2%. Conseguenza diretta del provvedimento governativo del 17/3, il “Cura Italia”, che ha bloccato i licenziamenti. Anche se va detto che, nel periodo precedente ai provvedimenti stessi, le liti con le aziende hanno riguardato prevalentemente le modalità della messa a riposo, ferie o permessi retribuiti e non etc., ma con un ricorso limitato ai licenziamenti.

Torniamo alla fase 2. Quella che tu definivi delle ristrutturazioni.

Parto da uno dei settori in cui la discussione è più animata: la ristorazione. Le ipotesi che circolano parlano di una riduzione media dei posti nei ristoranti dal 50 al 60%. Ciò implicherebbe un abbattimento dell’occupazione nel settore di cifre paragonabili. Questo senza parlare dei locali che sono ad alto rischio per quanto riguarda la riapertura. Nei bar persino scontando una crescita dei tavolini esterni, tutt’altro che facile nei centri urbani, le dimensioni parlano di contrazioni dello stesso livello. Inoltre va studiata l’eventuale diminuzione legata ad una modifica delle abitudini dei consumatori: come incide la paura del contagio sull’abitudine del caffè e del cappuccino, o del consumo di cibi nei locali? Sono domande che tutti noi, ma anche le aziende, dobbiamo verificare e studiare.

La stagione turistica è totalmente in crisi. Le stime che circolano parlano di contrazioni degli arrivi nelle stazioni balneari dell’ordine del 70%.

Ed è evidente che Mostre, Fiere e l’insieme degli avvenimenti culturali e ricreativi sono altrettanto a rischio. Noi stiamo cercando di mettere in campo degli studi che ipotizzano una modifica profonda delle abitudini di fruizione dell’immenso patrimonio artistico e paesaggistico del nostro paese, delle abitudini del viaggio e della vacanza in generale, ma sono tutte analisi che hanno bisogno di proposte concrete per accompagnare un recupero che potrà avvenire su tempi medio lunghi.

Nel commercio è evidente l’accelerazione verso l’acquisto via Internet. Ed è per noi il momento di ridiscutere dei turni, delle chiusure e degli orari!

Ma nelle controparti sembra regnare la tentazione di far quadrato su quello che c’era, nonostante l’evidenza che nei nostri comparti quel modello è decisamente improponibile!

Purtroppo non posso nasconderti che nella nostra discussione è molto presente la preoccupazione di una forte contrazione nei nostri settori. A partire appunto dal turismo, con conseguenze molto negative in termini di posti di lavoro. Una situazione che deve essere arginata per supportare invece lavoratori e imprese. L’aggravante è che sarà prevalentemente a carico delle donne e dei giovani. Per questo noi sentiamo, particolarmente, l’esigenza di una rivendicazione sul sostegno al reddito che vada molto al di là della stagione attuale. Non solo, siamo molto preoccupati che questa crisi, nel suo complesso e in tutti i settori, risospinga le donne a casa. Tanto lì c’è sempre più bisogno di loro! Mentre proprio quel modello di cura andrebbe ripensato!

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