Cronaca di una contro-riforma dell’Università

Raccogliamo, in questa sezione, alcune comunicazioni di Walter Tocci a commento dell’iter parlamentare del disegno di legge Gelmini.

Cronaca di una contro-riforma dell’Università

IL PD BLOCCA LA GELMINI AL SENATO 2/12/2010

e infatti, lo dicevo che non è ancora finita…

Si è appena conclusa la conferenza dei capigruppo che ha respinto la richiesta della Gelmini di discutere il suo ddl prima della mozione di sfiducia a Berlusconi. L’iniziativa del Pd è stata portata al successo da Anna Finocchiarocapogruppo dei senatori. Ecco la sua dichiarazione all’uscita dalla riunione:

UNIVERSITA’: FINOCCHIARO, “SLITTAMENTO DISCUSSIONE E’ NOSTRA VITTORIA”.

“Lo slittamento della discussione sul ddl Gelmini è una nostra vittoria. E’ stata una capigruppo molto complicata e molto dura però alla fine siamo riusciti a ottenere la calendarizzazione del provvedimento dopo il voto di fiducia. Se il presidente Berlusconi e il suo governo non avranno la fiducia allora non se ne discuterà più”.

Nelle ultime ore la Gelmini ha tentato nuovamente di mettere l’università sotto ricatto. Ha raccontato le solite balle prontamente rilanciate dall’establishment mediatico-accademico. Secondo la nota del ministero senza l’approvazione della legge si perderebbero i fondi per i concorsi da associato. E’ falso, poiché quei fondi sono già stanziati nella legge di stabilità che verrà approvata la prossima settimana. Come si ricorderà, questo fu il risultato della nostra battaglia ai primi di ottobre, quando riuscimmo a imporre l’anticipazione dei finanziamenti rispetto alla discussione del ddl.

Inoltre, con incredibile faccia tosta, la Gelmini paventa il rischio di un vuoto normativo sui concorsi che proprio lei ha creato al fine di piegare il mondo accademico. Infatti, con la legge n. 1 del 2009 furono introdotte nuove norme concorsuali annunciate come miracolose ma stranamente valide solo fino al 31 dicembre di questo anno. Il collega Bachelet con un emendamento ha cercato di ristabilire la continuità legislativa confermando le vecchie norme fino all’approvazione delle nuove, ma non c’è stato niente da fare. Comunque, il problema non esiste, poiché se anche il governo si dovesse dimettere – e sarebbe la più bella notizia – potrà introdurre norme transitorie nel prossimo decreto mille proroghe che rientra ampiamente nell’ordinaria amministrazione, come dimostra un analogo precedente del governo Prodi. E’ desolante il comportamento della Gelmini che arriva a strumentalizzare le aspettative dei giovani ricercatori per i suoi interessi politici.

Al contrario, sarebbe stato da irresponsabili approvare la legge prima della mozione di sfiducia, poiché in assenza del governo si sarebbe creata davvero una grave paralisi del sistema universitario. Come ricorderete l’attuazione del ddl richiede l’emanazione di ben 47 decreti del ministero o del governo (in allegato la nota predisposta dal collega Roberto Zaccaria) e certamente questa imponente massa normativa non rientra nell’ordinaria amministrazione. Gli atenei quindi si sarebbero trovati in mezzo al guado non potendo più utilizzare la gran parte delle vecchie norme e non potendo neppure fare riferimento alle nuove. Ma questa infausta situazione è stata evitata dall’opposizione del Pd.

Ora ci possiamo concentrare sul problema principale che consiste nel mandare a casa Berlusconi. A tutti gli studenti, ai ricercatori e ai professori che si sono mobilitati contro il ddl rinnovo l’invito a partecipare alla grande manifestazione popolare, Con l’Italia che vuole cambiare, organizzata dal Pd per sabato 11 dicembre a San Giovanni.

NON E’ ANCORA FINITA 30/11/2010

Il disegno di legge Gelmini è stato approvato dalla Camera. Ora deve tornare al Senato per diventare legge. Anche in quell’aula tenteranno di soffocare la discussione parlamentare. Cercheranno di infilare il ddl nella stretta finestra tra l’approvazione della legge di stabilità e la mozione di sfiducia a Berlusconi, tra il 9 e il 14 dicembre.

Ma non è ancora finita. La mobilitazione dell’università è stata formidabile. In questi giorni si è espressa una grande forza civile nelle piazze, sui tetti e accanto ai monumenti del Belpaese. Il grido di dolore e di speranza dei giovani, degli studenti e dei ricercatori ha raggiunto le corde profonde della coscienza nazionale. Le ragioni dell’università sono diventate più chiare di fronte all’opinione pubblica.

In questa lotta il PD c’è stato e ci sarà ancora nei prossimi giorni. Oggi alla Camera il Gruppo dei deputati PD ha fatto sentire l’opposizione parlamentare ed ha avanzato le sue proposte per una vera riforma. L’impegno di tutti i deputati è stato straordinario ed è riassunto nel bellissimo discorso del capogruppo Dario Franceschini per la dichiarazione di voto contrario in diretta televisiva (il testo in allegato, il video si trova sul sito www.camera.it).

In questi giorni la dinamica politica è assai imprevedibile e non si possono escludere sorprese. Con l’appoggio dei finiani la maggioranza è riuscita a dare una prova di forza, ma rimangono intatte le sue fratture, che speriamo possano portare alle dimissioni del Presidente del Consiglio. A questo riguardo il Pd ha indetto una grande manifestazione a Roma per sabato 11 dicembre a piazza San Giovanni. I temi dell’università saranno al centro di quella giornata di mobilitazione popolare che avrà per titolo Con l’Italia che vuole cambiare. Perciò siete tutti invitati a partecipare.

STOP ALLA GELMINI 27/11/2010

La legge Gelmininon è stata ancora approvata. Per merito della positiva congiunzione tra la mobilitazione dell’università e l’opposizione parlamentare. All’orario previsto per il termine dei lavori, alle tredici di oggi, erano stati approvati 17 dei 25 articoli. A quel punto la maggioranza è stata costretta ad aggiornare la discussione a martedì prossimo. Abbiamo giorni preziosi per estendere la mobilitazione, per diffondere la consapevolezza dei guasti che produrrebbe la legge, per ampliare i consensi e le alleanze verso le nostre iniziative.

Decisivo è stato il vigoroso intervento di Pierluigi Bersani(consiglio di vedere il video sul sito www.camera.it) che ha rivendicato la solidarietà portata ai ricercatori sui tetti. Alla Gelmini che aveva avuto l’impudenza di chiamarlo un “ripetente” il segretario ha lanciato una sfida politica e anche personale: “Io pubblicherò sul sito i voti dei miei esami universitari – ha detto rivolgendosi al ministro – Lei faccia altrettanto e con l’occasione ci spieghi anche il giro turistico a Reggio Calabria per l’esame di Stato per l’abilitazione alla professione di avvocato. Ha poi chiesto il ritiro del provvedimento per tornare in commissione a discutere i punti davvero prioritari della riforma dell’università e trovare le risorse necessarie. Il Pd è pronto a prendersi le proprie responsabilità se si abbandona la propaganda e si fanno cose concrete a favore del sapere e dei giovani.

L’intervento del segretario ha suscitato reazioni nervose e scomposte dal centrodestra e in un clima surriscaldato siamo arrivati fino all’orario previsto per la fine della discussione. La seduta si è interrotta con l’approvazione proprio dell’articolo 18 che forse è l’unico punto positivo della legge: l’utilizzazione del metodo peer review per la valutazione di progetti, non a caso introdotto al Senato per iniziativa del Pd su proposta del nostro senatore Ignazio Marino. Pur confermando il nostro giudizio positivo nel merito, abbiamo votato contro per sottolineare la richiesta politica generale, avanzata un attimo prima dal segretario, relativa al ritiro della legge e al riesame in commissione.

Tutto il gruppo Pdha partecipato con grande impegno alla battaglia parlamentare. C’è stata un’azione corale, coordinata dai nostri deputati della commissione Istruzione (Ghizzoni, Nicolais, Mazzarella, Bachelet…) e arricchita da interventi molto qualificati di tanti altri colleghi che hanno portato argomenti di grande efficacia, sia nella critica sia nella proposta, ad esempio il bel discorso di Guido Melis. Consiglio di leggere il resoconto degli interventi sul sito della Camera.

Nel mio intervento ho chiesto alla Gelmini di ritirare il decreto che trasforma il Cepu in una pubblica università con lo stesso rango della Bocconi o della Cattolica. C’è stato ampio sconcerto nell’aula e un certo imbarazzo perfino nei banchi della maggioranza. Il deputato Barbareschi ha paventato addirittura il rischio che simili provvedimenti del governo favoriscano il “rimbecillimento”. Non avrei osato esprimermi in modo tanto crudo. Il tempestivo intervento di Piero Fassino ha convinto la maggioranza a non respingere il mio emendamento, che è stato rinviato alla prossima seduta.

Sul piano politico va sottolineato l’atteggiamento ondivago dei finiani. Prima hanno chiesto garanzie nei finanziamenti e poi si sono accontentati di un emendamento che non solo non risolve il problema ma introduce un nuovo vulnus nelle regole parlamentari. Infatti, i concorsi per associato non possono essere finanziati, perché la legge di stabilità è ancora un disegno di legge all’esame del Senato. Questo conferma che non si doveva neppure cominciare la discussione del ddl prima della conclusione della sessione di bilancio. Sul recupero degli scatti per i ricercatori invece il governo ricorre a fondi già stanziati per altre finalità, senza risorse aggiuntive. Cercano di fare finta di risolvere un problema operando un altro taglio alle risorse attualmente disponibili. I soldi sono pochi e sempre gli stessi. Di volta in volta li spostano su problemi diversi per dare l’idea che tutto va bene, grosso modo come gli aerei di Mussolini che venivano spostati da una parata all’altra.

La battaglia non è perduta, ci sono ancora molte carte da giocare. Voglio ringraziare gli studenti, i ricercatori e i professori che si sono mobilitati contro la legge e a sostegno di una vera riforma dell’università. E’ un grande piacere fare una battaglia parlamentare sapendo che nelle piazze ci sono tante persone mobilitate per la cultura italiana. Dedico a tutti quelli che sono scesi in piazza le parole che ho usato in aula per elogiare la lotta dei ricercatori sui tetti.

“Signor Ministro, lei non ha ascoltato, o forse non ha proprio compreso i ricercatori. Un anno fa li ha dipinti come figure residuali, quasi una zavorra dell’università italiana; poi, quando hanno cominciato a protestare, ha cercato di blandirli con qualche briciola, facendo intravedere qualche concessione corporativa, promettendo soldi che non aveva. Pensava che i ricercatori seguissero la sua stessa logica? I ricercatori invece non chiedevano solo soldi: ponevano una domanda di qualità del sistema universitario.

Signor ministro, i ricercatori hanno davanti gli studenti tutti i giorni, e prima di tutto sanno che devono conquistare la loro stima. Per questo hanno scelto forme di mobilitazione anche molto civili, voglio dirlo in Aula: hanno portato gli studenti in piazza a fare lezione. Volevano dire: “noi teniamo alla cultura sopra ogni altra cosa”; volevano dire: “noi continueremo a studiare, a fare ricerca anche se ci rendete la vita difficile”.

Hanno tenuto le lezioni in piazza per dire a tutti noi che bisogna mettere il sapere al centro della politica nazionale. Sono saliti sui tetti per rappresentare l’idea di innalzare l’università, il suo prestigio e la sua credibilità.

Era una domanda di qualità: voi avete risposto con i tagli e le burocrazie. Ma la vera riforma, se un giorno si farà una vera riforma, dovrà attingere a queste risorse, dovrà coinvolgere gli aspetti migliori dell’università, che sono tanti, dovrà utilizzare queste passioni civili. Ci sono e voi non le avete viste perché non le avete volute ascoltare.

IL PD: LA LEGGE GELMINI E’ INCOSTITUZIONALE 22/11/2010

Il Pd ha presentato la pregiudiziale di costituzionalità. Dovrà essere discussa domani prima di passare all’esame degli articoli della legge. Sarà il collega Salvatore Vassallo a illustrare il testo (in allegato). E’ una critica ai fondamenti giuridici del ddl che mette in evidenza diversi profili di contrasto con la Carta, riferiti in particolare all’articolo 33 per quanto riguarda gli ordinamenti autonomi delle università e all’articolo 117 per le competenze concorrenti delle Regioni sul diritto allo studio.

Tre ore fa si è concluso il dibattito generale sul disegno di legge. Il Pd ha presentato in aula la relazione di minoranza che è uno strumento di solito utilizzato per marcare una critica di fondo della legge in esame. Infatti, noi contestiamo l’impianto e non solo le singole parti della proposta Gelmini, come ha dimostrato la relazione del collega Luigi Nicolais (in allegato). Sono intervenuti in aula molti altri colleghi del gruppo Pd e potete leggere il resoconto di tutto il dibattito sul sito della Camera. In allegato trovate anche il mio intervento

LA LEGGE GELMINI E’ PEGGIORATA 19/11/2010

IL PD: “non potete approvare la legge sull’università prima che il Senato concluda la sessione di bilancio”. PDL e Lega stravolgono le regole parlamentari e cancellano perfino i miglioramenti già approvati dalla commissione Cultura.

Si è appena conclusa una brutta pagina di vita parlamentare. Vi racconto in sintesi i fatti. Alle 13,30 la Camera ha approvato col nostro voto contrario la legge finanziaria, ora denominata di stabilità. Mezz’ora dopo PDL e LEGA hanno imposto la ripresa della discussione del ddl Gelmini in commissione Bilancio, dove si era bloccata qualche settimana fa. E’ stata una chiara violazione delle regole parlamentari. Infatti, non si possono approvare leggi di spesa durante la sessione di bilancio. Questa si concluderà solo quando anche il Senato avrà approvato il provvedimento finanziario. Di conseguenza il PD in Commissione Bilancio si è battuto perché non si desse corso al parere. Per un soffio non è passata la nostra mozione che ha raccolto 20 voti (partecipazione al 100% dei nostri deputati) contro i 21 voti di PDL e LEGA. Se anche i tre finiani avessero votato contro si sarebbero rispettate le regole e avremmo bloccato l’iter del provvedimento.

Quella regola non è solo una formalità, ma è ispirata a criteri di buon senso e di ordine delle discussioni. Infatti, la sua violazione ha condotto lo stesso governo in una situazione imbarazzante in cui ha dovuto smentire se stesso e cancellare una serie di norme che avrebbero avuto bisogno della conclusione della sessione di bilancio. Pur di mettere il suo pennacchio sull’approvazione della legge la Gelmini ha disatteso gli impegni presi in pubblico ed è arrivata a eliminare perfino alcuni miglioramenti che erano stati introdotti dalla commissione Cultura. Le esigenze della propaganda per il ministro vengono prima dei diritti degli studenti, dei ricercatori e dei professori. A seguire si è riunita la commissione Cultura e abbiamo assistito a una scena penosissima. I deputati della maggioranza hanno dovuto fare una sorta di abiura approvando ben 34 emendamenti abrogativi di norme che essi stessi avevano votato solo qualche settimana fa. A questo si riduce la vita parlamentare quando a comandare è uno solo. Riassumo di seguito i contenuti più importanti di tali emendamenti. Solo chi muove da un radicato disprezzo verso l’università può portare all’approvazione i seguenti peggioramenti:

- eliminazione del ripristino degli scatti di anzianità per i giovani ricercatori sbandierato dalla Gelmini in tante televisioni (art. 5 bis del testo approvato in commissione Cultura)
- definanziamento degli incentivi per l’internazionalizzazione del sistema universitario e in particolare per insegnamenti o corsi di studio che si tengono in lingua straniera (art. 2, comma 2, lettera l)
- possibilità di assorbimento da parte del ministero dei risparmi generati da eventuali fusioni di atenei, dopodiché non si capisce con quali incentivi si realizzeranno tali processi (art. 3, comma 3)
- soppressione del trasferimento dei beni demaniali in uso agli atenei (art. 3bis)
- obbligo di restituzione dei buoni studio anche da parte degli studenti che hanno ottenuto il massimo dei voti (art. 4, comma 1, lettera b)
- cancellazione nella definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) per il diritto allo studio dei seguenti obiettivi: borse di studio, trasporti, assistenza sanitaria, ristorazione, accesso alla cultura, alloggi; dopodiché non si capisce che cosa rimanga (art. 5, comma 6, lettera a)
- nei passaggi di livello eliminazione dell’aggancio alla classe quarta per la rivalutazione iniziale che era stato introdotto a parziale compensazione della mancata ricostruzione di carriera (art. 8, comma 3, lettera b)
- definanziamento della retribuzione integrativa per i ricercatori che svolgono didattica o attività gestionali (art. 9 comma 01)
- eliminazione della soglia minima di 20 mila euro annui per gli assegni di ricerca (art. 19, comma 6)
- ammissione che non si tratta di una vera tenure track poiché la conferma di ruolo è condizionata con norma esplicita alla disponibilità delle risorse (art. 21,comma 5)
- mancato riconoscimento delle prestazioni dei contratti a tempo determinato ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza (art. 25, comma 10quater)
- cancellazione della norma relativa ai concorsi per associato che non ha copertura finché non viene approvata al Senato la legge di stabilità.

La perla finale è il commissariamento del ministro Gelmini contenuto nell’ultimo emendamento (art. 25, comma 11 bis). Il ministro dell’Università, secondo la norma introdotta, “provvede” al monitoraggio degli atenei e “riferisce” al ministro dell’Economia il quale interviene “con proprio decreto” per modificare gli stanziamenti in bilancio a favore dell’università. E’ un linguaggio mai utilizzato nella legislazione italiana. Mai prima d’ora, infatti, erano state introdotte norme che subordinano un ministro rispetto a un altro, dal momento che la Costituzione ne stabilisce la parità di rango. Se fosse solo un problema personale potremmo dire che la Gelmini se l’è cercata e non saremo certo noi a compiangerla. Ma qui è in gioco una questione istituzionale che riguarda in ultima istanza la libertà universitaria. Doveva essere una riforma epocale. Oggi non è più neppure un disegno di legge. E’ una doppia ordinanza di commissariamento. Gli atenei sotto il comando del ministero dell’Università e questo sotto il ministero dell’Economia.

Ma non finisce qui. Utilizzeremo gli strumenti parlamentari per impedire questo scempio delle regole. Lunedì inizia la discussione in aula, entro le ore 12 si presentano gli emendamenti e martedì mattina cominciano le votazioni. La battaglia non è perduta. L’opposizione parlamentare farà sentire la sua voce e avanzerà le proposte per una vera riforma dell’università italiana. Vi terrò informati degli sviluppi. Confermo la riunione al Crs, in via Palermo 12 a Roma, alle ore 16 di lunedì 22 novembre.

MERITOCRAZIA DELLE CHIACCHIERE 15/11/2010

Comincia una settimana decisiva per il futuro dell’università e del Paese. Cade o non cade il governo Berlusconi? Da questo dipende la sorte della legge Gelmini. Speriamo che domenica prossima sia un giorno di festa e si possa esultare sia per l’abbandono del Cavaliere sia per la cancellazione di un progetto dannoso.

Lavoreremo col massimo impegno in Parlamento. Occorre tenere alta la mobilitazione contro la legge. E soprattutto si deve continuare a smascherare la propaganda che l’ha sostenuta e che purtroppo è penetrata in profondità nel senso comune accademico. Ancora oggi mi sento dire da tante persone in buona fede che la Gelmini introduce la politica del merito. Purtroppo è vero esattamente il contrario. Il merito è solo nella straordinaria capacità del governo di raccontare un falso clamoroso. In tutti i sensi, è il trionfo della Meritocrazia delle Chiacchiere (continua in allegato).

TAGLIO CON L’APPLAUSO 10/11/2010

Ho appena finito di leggere l’emendamento presentato dal governo sull’università. Il taglio totale dei fondi per il FFO del 2011 rispetto all’anno in corso è di 276 milioni di euro. Però domani leggerete sui giornali la velina del governo che parlerà di un incremento di 800 milioni di euro. Hanno trovato il modo di fare i tagli con l’applauso. Dove si trova il trucco? Leggete la nota allegata.

QUELLI CHE… COSA FA IL PD? 14/10/2010

Ho sentito tante volte la domanda: “Cosa state facendo come PD?”. L’espressione conteneva una critica e allo stesso tempo rivelava un’aspettativa. Le abbiamo recepite entrambe. L’impegno da parte nostra c’è sempre stato, anche se forse talvolta non siamo riusciti a renderlo chiaro. Nelle ultime settimane abbiamo raggiunto risultati importanti e possiamo fare ancora meglio. Lo dimostra l’impegno diretto del segretario del Pd Pierluigi Bersani con l’articolo (in allegato) pubblicato sul Corriere della Sera, cioè sul giornale che fino ad oggi aveva sponsorizzato acriticamente la linea governativa. E’ il segno che il PD considera l’università come “il pilastro su cui costruire il progresso civile, culturale ed economico dell’Italia

IL PD LIBERA L’UNIVERSITA’ DAL RICATTO DEL GOVERNO 13/10/2010

E’ sospeso l’esame del disegno di legge per l’università. Riprenderà solo dopo la sessione di bilancio e comunque non prima di dicembre, per poi andare al Senato in terza lettura. Domani non ci sarà neppure l’inizio del dibattito. La conferenza dei capigruppo ha confermato il programma già stabilito su richiesta del PD. La scomposta iniziativa della Gelmini ha messo inutilmente in tensione il mondo universitario facendo perdere tanto tempo in discussioni inutili sul calendario. Che questo fosse l’unico metodo da seguire era già stabilito dal buon senso e dal rispetto dell’articolo 81 della Costituzione, ma ora la dimostrazione più eloquente è venuta proprio dalla brutta figura del ministro sull’emendamento per i concorsi da associato, al quale il Ministero dell’Economia ha dato parere negativo in commissione Bilancio. Il contrasto fra Tremonti e Gelmini conferma che avevamo ragione noi, che perfino il governo non riesce a lavorare se prima di approvare le norme non si definisce il quadro finanziario.

Ora l’università è libera dal ricatto del governo che aveva imposto l’approvazione della legge come condizione di una vaga promessa di finanziamenti in futuro. Nella sessione di bilancio ci batteremo per eliminare i tagli e anzi per aumentare le risorse. Avanzeremo proposte precise chiedendo provvedimenti coraggiosi per finanziare l’università. Si può cominciare a intaccare le rendite finanziarie oppure vendere le frequenze che si liberano con la transizione al digitale, mettendo così a disposizione miliardi di euro nei prossimi anni. In ogni caso Tremonti non potrà continuare a imbrogliare le carte, sa bene che è obbligato a mettere i soldi per garantire la sussistenza degli atenei. Ha giocato una brutta partita a poker facendo intendere che erano pronti a chiudere le università italiane e la minaccia è apparsa credibile perché la destra riesce a intimidire la gente e perché la gente si aspetta le cose peggiori da questa destra. Ma neppure la Lega e il Pdl possono permettersi di arrivare a tanto e saranno costretti alla fine a stanziare i finanziamenti necessari.

Ora è possibile discutere sul merito della legge. Spenderemo il tempo disponibile per spiegare gli effetti concreti che avrebbe l’approvazione del ddl. L’attuazione in contemporanea di 500 nuove norme e di 1000 regolamenti produrrebbe la paralisi di qualsiasi attività nei prossimi anni. Ciò è già successo per un provvedimento assai più contenuto come il decreto 180 del 2008 che ha modificato le regole concorsuali. Era stato annunciato come la panacea meritocratica e ha avuto solo l’effetto di complicare le procedure già in corso, tanto che in due anni nessun concorso si è ancora concluso.

Per costruire il ricatto hanno stabilito che quelle regole non si potessero usare per i concorsi futuri. In questo modo hanno creato artificiosamente un vuoto legislativo finalizzato a ottenere dalle burocrazie accademiche un consenso incondizionato sul disegno di legge. Ora che la sua approvazione è rinviata di mesi non si può mantenere l’università bloccata. Chiederemo quindi la proroga delle procedure concorsuali del decreto 180, che ormai sono conosciute dal sistema universitario e potranno essere gestite più agevolmente. Il governo non dovrebbe avere alcuna ragione per rifiutarsi di prolungare la validità di quelle norme che ha portato a suo tempo con tanto entusiasmo all’approvazione del Parlamento.

Insomma il ricatto deve finire non solo sui finanziamenti ma anche sui concorsi.

Potremo allora tornare a chiederci che cosa significa riformare davvero l’università. In campo non c’è solo la legge del governo, c’è anche la soluzione alternativa del PD, già illustrata nel precedente messaggio del 5-10-2010 (in allegato). Sulla base delle osservazioni che abbiamo ricevuto proporremo un testo più avanzato. La nostra proposta va nella direzione opposta a quella del governo cancellando norme invece di aggiungerne di nuove e affidando la regolazione del sistema a una rigorosa valutazione dei risultati. Su questa base si affrontano gli altri problemi: lo sviluppo del welfare studentesco, l’accesso dei giovani alla ricerca, le carriere all’interno del nuovo ruolo di Professore universitario. Avremo modo di approfondire questi argomenti. L’università ora è libera di discutere sul proprio futuro.

CARTA CANTA 7/10/2010

E’concluso il lavoro della Commissione Cultura sulla legge Gelmini. L’unica novità rilevante è costituita dalla decisione di bandire in sei anni nove mila posti da professore associato a favore di ricercatori di ruolo e giovani ricercatori. Inoltre, vengono restituiti, con modalità ancora indefinite, gli scatti di anzianità ai ricercatori più giovani, ma rimangono confermati per tutti gli altri. E’ un parziale risultato della mobilitazione di protesta in corso nelle università e della nostra opposizione parlamentare.

La brutta notizia consiste invece nella conferma dell’intero testo del ddl che tutto cambia perché nulla cambi. Nel tentativo di fronteggiare il malessere crescente nelle università il governo restituisce qualche spicciolo per il 2011, circa 90 milioni in più a fronte di una diminuzione strutturale di un miliardo e 400 milioni. Per questo abbiamo dovuto ascoltare le dichiarazioni trionfalistiche dei deputati di maggioranza. Hanno inventato il taglio con l’applauso: prima si abbattono drasticamente i finanziamenti e poi si restituisce una briciola presentandola come una buona notizia.

Ma in realtà neppure la briciola è disponibile. Infatti, la commissione Bilancio ha rinviato l’esame dell’emendamento perché i 90 milioni promessi non sono ancora scritti in bilancio.

Questo episodio dimostra la bontà della nostra posizione: prima di votare la legge alla Camera vogliamo vedere i finanziamenti per l’università stanziati per i prossimi anni. Altrimenti la discussione sugli articoli diventa surreale e lo stesso governo rischia di andare in confusione, dicendo una cosa senza essere sicuro di poterla fare.

La posizione del Pd rimane quindi confermata. Il 14 ottobre inizierà la discussione in aula sulla legge Gelmini senza procedere alle votazioni. Il giorno seguente verrà Tremonti a presentare la manovra finanziaria. Finché non vedremo scritta la cifra dei soldi per l’università in qualche atto parlamentare non accetteremo la ripresa della discussione sulla legge. I rettori hanno accettato il ricatto del governo e ora possono solo fidarsi delle promesse della Gelmini. Per noi carta canta villan dorme.

COME SI E’ RIDOTTA LA CRUI 1/10/2010

La dichiarazione del presidente della Crui è sconcertante. Utilizzando le stesse parole del ministro Gelmini in commissione, sembra voler intimare all’opposizione di sospendere la battaglia parlamentare. La decisione della conferenza dei capigruppo, su richiesta del PD, di portare in discussione prima la disponibilità dei finanziamenti e poi la legge proposta dal governo è sacrosanta sul piano politico e perfetta sul piano istituzionale. Infatti, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione il Parlamento non può approvare una legge senza adeguata copertura finanziaria. I rettori sono liberi di subire il ricatto del governo che ha preteso da loro un atto di fedeltà sulla legge prima di allocare i finanziamenti dovuti all’università. Non possono pretendere però che anche l’opposizione abbassi il capo di fronte all’arroganza di Tremonti e accetti un’illegalità costituzionale. Se così fosse l’università sarebbe meno libera.

E’ esilarante poi l’allarme lanciato su un possibile vuoto legislativo che sarebbe prodotto dal rinvio. In Italia l’unica cosa che non scarseggia è l’apparato normativo e burocratico. Nessuna università sarà costretta a chiudere i battenti perché la legge Gelmini si discute un mese dopo. Semmai il pericolo ci sarà se essa verrà approvata. Ma ora l’archiviazione del disegno di legge oppure la sua radicale revisione sono alla portata del movimento di opposizione che si va creando nel Parlamento e nelle università.

PRIMA VITTORIA DEL PD SULL’UNIVERSITA’ 30/9/2010

E’ appena terminata la conferenza dei capigruppo e sono contento di annunciarvi che è passata la proposta del PD: il disegno di legge Gelmini verrà posto in votazione solo dopo la discussione della legge finanziaria (oggi chiamata legge di stabilità). I tempi previsti di conseguenza sono i seguenti: lunedi 14 Ottobre inizierà la discussione sull’università senza votare gli articoli. Il giorno seguente comincerà la discussione finanziaria che impegnerà la Camera per tuttto il mese e forse i primi di Novembre. Quando sarà concluso questo argomento riprenderà il dibattito sulla legge Gelmini.

Non è solo una vittoria di calendario. In questo modo si costringe Tremonti a scoprire le carte e avremo modo di fare la battaglia di opposizione per il ritiro dei tagli che rischiano di portare al collasso gli atenei. Sarà quindi definito il contesto finanziario e diventerà più seria la discussione sulle norme proposte dal governo. Su queste rimane fermo il giudizio negativo contenuto nel documento inviato ieri.

Abbiamo, quindi liberato i rettori dal ricatto che avevano subito dal governo che suonava prima la legge e poi i soldi. Ora c’è più spazio per il dibattito e la mobilitazione contro una legge che va cambiata radicalmente.

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