Interventi

Foto di Jorge Guillen da Pixabay

Viviamo ormai da tempo la fase storica del deperimento e in certi casi del rischio di un vero e proprio sfaldamento della democrazia, dei suoi istituti, delle sue regole delle sue parole costitutive. E soprattutto del fascino politico e della capacità attrattiva che la democrazia ha esercitato nel tempo della modernità ed ha via via perso nella postmodernità. Molte parole hanno perso il significato che avevano e molte promesse democratiche sono rimaste soltanto parole. Soprattutto si è perso il nesso costituente tra democrazia e giustizia sociale che ha mosso la società e ha dato parola a chi non l’aveva, ha restituito dignità e ascolto a lotte e rivendicazioni provenienti dal mondo del lavoro e dei senza diritti.

Poi, è prevalsa l’inerzia e l’incapacità di dare forza e legittimità adeguate alle richieste sociali, tutto ha cominciato a confondersi, a mescolarsi, a perdersi nella retorica populista che ha reso vane le parole della politica, costruendo un altro linguaggio.

Tutto questo ha dato corda alle forze di destra e ai lupi solitari in cerca di applausi popolari e di ruoli di potere. Una densità ideologica con cui l’azione populista, tipica di questo tempo infelice, si manifesta. Non di rado per mantenere e rafforzare il loro potere i vincitori fanno uso delle parole dei vinti, dando vita a un linguaggio dissacratorio che uccide le parole della democrazia.

Ne abbiamo visto l’esempio emblematico nelle vicende degli Stati Uniti d’America, nel passaggio da un Presidente di destra, il quale, sconfitto dal voto popolare che ha premiato il suo avversario, ha messo in moto una rivolta dell’odio, rompendo tutte le regole democratiche che presiedono all’insediamento del nuovo Presidente eletto.

Regole antiche, regole di prestigio, sono state brutalmente violate da una folla inferocita sobillata dal presidente uscente, mettendo in scacco la tradizione, lasciando il Campidoglio, luogo per eccellenza della tradizione democratica statunitense, senza protezione, alla mercè dei seguaci di Trump. Tutto si esaurisce e si perde soprattutto quando viene meno lo spirito e il significato profondo delle cose. In questo caso, il significato e il valore della democrazia. La democrazia, sia nel pensarla che nella pratica del renderla possibile, del farne il dispositivo fondamentale dei rapporti tra cittadini, tra donne e uomini e soprattutto tra cittadinanza e Stato, apparteneva e appartiene alla grande politica, al pensiero sulle cose importanti del mondo. Quel pensiero che si è snodato nei secoli, dal Rinascimento fino al ventesimo secolo, e ha permesso a grandi uomini e grandi donne di affrontare il tema della democrazia, in particolare della democrazia rappresentativa che anima la nostra costituzione.

Grazie a questo il nostro Paese si è nutrito di parole irriducibili ad altro, di leggi fondamentali che hanno costituito lo spirito della libertà, nella sua consistenza e nella sua diffusione. Ma il tempo svuota le cose se non c’è attenzione e tutto si consuma perdendo valore. E tutto si è consumato. Oggi sarebbe essenziale mettere mano e ridefinire il quadro democratico alla luce di tutto quello che è successo. Delle crisi che affannano il mondo, a partire dal terribile evento della pandemia che rende tutto più difficile da vivere e ci impone di la necessità di capire quali sono le strade della conciliazione tra noi e l’ambiente e il mondo.

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