DIECI NOVEMBRE DUEMILASETTE

Facebook Twitter Google+ Stampa Al Cafe Luitpold è tempo. L’estate fu immensa. “Deponi la tua ombra sulle meridiane e libera i venti sui campi. Ordina agli ultimi frutti che siano colmi; dona loro ancora un giorno meridionale, falli maturare e infondi l’ultima dolcezza nel vino denso. Chi ora non ha casa non l’avrà. Chi ora […]

DIECI NOVEMBRE DUEMILASETTE
neveAl Cafe Luitpold è tempo. L’estate fu immensa. “Deponi la tua ombra sulle meridiane e libera i venti sui campi. Ordina agli ultimi frutti che siano colmi; dona loro ancora un giorno meridionale, falli maturare e infondi l’ultima dolcezza nel vino denso. Chi ora non ha casa non l’avrà. Chi ora è solo, lo resterà a lungo, veglierà, leggerà, scriverà lunghe lettere e su e giù lungo i viali camminerà inquieto con le foglie che volteggiano.” (Rilke). Il poeta paventa il lungo inverno. La fine dell’arte d’avanguardia decreta una stato d’eccezione. Nella terra della zona grigia queste foto della Lendvai-Dircksen, pubblicate nel ’40, mostrano il loro volto. Il tema della natura è ora senza confini. L’aperto di Rilke è un “in generale”? Se noi volessimo oltrepassare questa domanda in quale luogo ci troveremmo? Come artista cosa vedrei? Siamo abbandonati all’azzardo, fuori da ogni riparo. Siamo così “in generale” da essere al di fuori di ogni protezione. Che solitudine è questa? Qui nel Palmengarten del Cafe Luitpold (jardin d’hiver) non si accorgono di me. Ora la “natura abbandona gli esseri all’azzardo del loro oscuro piacere” (Rilke). Il poeta quando parla di aperto entra nel suo giardino, nella sua natura, ma dimentica la conversazione, il lavoro. Il modernismo è la purezza del paesaggio naturale così “in generale” che ora sono qui a doverne parlare come di un qualsiasi altro elemento. E’ dentro come i tavolini del Luitpold. Il suo interno è un paesaggio assieme agli altri paesaggi. La sua normalità è accanto al suo orrore. “Ciò che fuori è, noi lo sappiamo solamente dal volto dell’animale; perché già l’infante noi lo giriamo e lo forziamo a vedere all’indietro costruzioni, non l’aperto, così profondo nel volto animale. Libero da morte. Questa noi soli la vediamo” (Rilke). La realtà è ora così in generale e naturale da essere modernista. L’in generale è in questo giardino, qui è finito il paesaggio modernista di montagna, quello della seconda guerra mondiale. Kracauer lo aveva previsto. La foto del mondo diventano modernista e in generale non ci colpisce più in nessuno punto in particolare. Così tutto diventa particolare e i particolari diventano generali. Anche la menzogna della foto è sospesa. La foto inoperosa parla. L’inverno è profondo, si vede.
Dieci novembre duemilasette.

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