Il parlamento di Ingrao e le scandalose strumentalizzazioni propagandistiche

Una risposta all’indebito arruolamento di Pietro Ingrao tra gli ispiratori della revisione costituzionale Renzi-Boschi.

Il parlamento di Ingrao e le scandalose strumentalizzazioni propagandistiche

La risposta della presidente CRS al materiale propagandistico che, su Facebook, attribuisce indebitamente a Pietro Ingrao un approccio alla questione istituzionale coincidente con l’impianto di revisione costituzionale Renzi-Boschi.

Gustavo Zagrebelsky lo aveva previsto, con buon anticipo, ed aveva risposto, in un documento di “Giustizia e Libertà”, pubblicato quasi integralmente da “Il fatto quotidiano” (6marzo 2016), dal quale riprendiamo le prime righe e il punto 10 che ci interessa

“Nella campagna per il referendum costituzionale i fautori del Si useranno alcuni slogan. Noi, i fautori del No, risponderemo con argomenti.
Loro diranno, noi diciamo

10. Diranno che i partiti di sinistra, già al tempo della Costituente, avevano criticato il bicameralismo (cuore della riforma) e che perfino Pietro Ingrao, ancora negli anni 80, si espresse per l’abolizione del Senato.
Noi diciamo: andate a leggere i resoconti di quei dibattiti e vi renderete conto che si trattava, allora, di semplificare le istituzioni parlamentari per dare più forza alla rappresentanza democratica e fare del Parlamento il centro della vita politica (si parlava di “centralità del Parlamento”). La visione era quella della democrazia partecipativa o, nel linguaggio di Ingrao della “democrazia di massa”. Oggi è tutto il contrario: si tratta di consolidare il primato dell’esecutivo, emaerginado la rappreserntanza, in quanto portatrice di autonome istanze democratiche.

Per facilitare la lettura, pubblichiamo una pagina di Ingrao, proprio sulla commissione Bozzi.

“può apparire, in fondo, singolare che quei gruppi politici i quali fanno imputazione al Parlamento di prolissità e di ‘lentocrazia’, non solo abbiano scartato la via limpida e ragionevole del monocameralismo e della riduzione del numero dei parlamentari, ma siano approdati ad una proposta di bicameralismo confuso, che rischia di aumentare aspramente il contenzioso fra i due rami del Parlamento, e quindi produrre nuovi tipi di ritardo.
(…) Contemporaneamente si creano condizioni tali per cui la programmazione dei lavori parlamentari risulta essere tutta agita attraverso la combinazione della decretazione d’urgenza, con la ‘corsia preferenziale’ e con il ricorso allargato al meccanismo del voto di fiducia. (…) Insomma: si ha l’immagine di una proposta a carattere fortemente partitico, tesa a rafforzare i poteri di un ceto politico governante, che si è formato e depositato in questi decenni.”

Quanto alla legge elettorale, che è parte sostanziale del sistema politico-istituzionale, Ingrao è sempre stato un convinto proporzionalista, in ragione di una legittimazione allargata e plurale del Parlamento. Lo conferma il giudizio, formulato nel 1985, nel testo qui citato, sulla legge maggioritaria, proposta dalla Dc nel ’53: “la legge maggioritaria (…) produceva un forte spostamento non solo nei numeri delle presenze in Parlamento, ma nel ruolo e volto del Parlamento stesso, in quelle sue funzioni legittimanti e connettive che erano scritte nel dettato costituzionale.”
Non solo, come si vede, Ingrao era per una riforma del Parlamento di segno opposto a quella attuata dal governo Renzi. Ma quest’ultima, lungi dall’essere un’innovazione mai finora neppure immaginata, come si vuol far credere, non è nulla più che il compimento di un disegno di revisione costituzionale, già in atto negli anni ’80. Il cui segno di fondo per Ingrao era quello “di affrontare le novità palesi –sociali ed istituzionali – attraverso l’uso di metodi non direi centralistici, ma di preminenza di oligarchie dirigenziali”.

Le citazioni sono da “Crisi e riforma del Parlamento”, Ediesse 2014, p. 59-60 e p.51.

6 Commenti

  1. Leonardo Paggi

    È una precisazione importante che forse dovrebbe trovare un qualche posto anche sulla stampa cartacea.Ma questo paradossale vestirsi dei panni di Ingrao, Berlinguer e della Resistenza non è già un segno di paura e di affanno?

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  2. Luca Curti

    Fanno veramente vergogna

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  3. Renzo Visigalli

    Ho sempre avuto stima e affetto per Pietro Ingrao ma se CRS intende prendere posizioni polemiche e pretestuose , in nome e per conto di Pietro Ingrao, contro il presente governo Vi invito a non inviarmi più email perché mi vedrò costretto (e con gran dispiacere) a inserirvi nella lista delle e-mails indesiderate!!!!
    Finalmente abbiamo un governo che, nel bene o nel male, è riuscito a FARE qualcosa di cui se ne parla da 30-40 anni nonostante le stupide e opportunistiche opposizioni esterne (leggi M5S e Salvini) e “purtroppo molto spesso” anche interne (leggi Cuperlo, D’Alema, che per fortuna conta come il 2 di bastoni quando briscola è denari, e quel, consentitemi, Cretino di Fassina (senza offesa per i cretini) che ogni volta che apre bocca perde l’occasione di stare zitto (peggio di Salvini, Brunetta, Santanchè e company messi insieme) e la sinistra vuole mandarlo a casa d’accordo con le persone sopra citate? Allora bisogna proprio dire, con gran rammarico, che la sinistra italiana non ha imparato nulla dal passato e continua a “tagliarsi le …… per far dispetto alla moglie”!! Voglio solo ricordarvi, per fare riferimento ad un episodio relativamente recente, le conseguenze di un gesto di un tale che si chiamava Fausto Bertinotti!!! Non ci dovrebbe essere bisogno, ma voglio ancora ricordarvi la canzone cilena “El pueblo unido jamàs serà vencido” che poi divenne anche “la izquierda unida jamàs serà vencida”. Poi si può sempre migliorare se si vive in una vera democrazia. ma “Democrazia” non vuol dire “Anarchia”, anzi è proprio il contrario!!!
    Per amore di chiarezza non intendo dire che questo sia il migliore governo al mondo, ma sicuramente la discesa in campo di Renzi è stata una fortuna per l’Italia: finalmente abbiamo avuto un PdC che è riuscito a ridare credibilità internazionale al nostro paese dopo i disastri e sfaceli berlusconiani. Per carità, ogni critica è sempre possibile e accettabile purché costruttiva e nel pubblico interesse. Ma in questo momento il pubblico interesse non ha assolutamente bisogno di critiche distruttive ma eventualmente di supporto per rimediare ad una situazione drammatica. Al massimo sono consentiti commenti e suggerimenti. Lasciamo lavorare chi sta dimostrando di saper fare qualcosa. Dopo penseremo a fare meglio, se ci sarà qualcuno più bravo.
    Cari saluti.

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    • PIERO MORPURGO

      Mi perdoni signor Visigalli, qui non si discute di Renzi si analizza un problema; questa riforma del bicameralismo è giusta o sbagliata? Nel merito, da storico, ci sono entrato e ancora nessuno dei sostenitori del SI ha avuto le fonti documentarie per rispondermi; La prego di leggere il mio saggio in http://www.gildacentrostudi.it/news/dettaglio.php?id=78 e se trova delle inesattezze Le sarò grato per le Sue segnalazioni e proverò a emendarle, cordialmente prof. Piero Morpurgo

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  4. Nino Lisi

    La raccomandazione di non disturbare il manovratore non mi convince assolutamente. L’importante non è semplicemente fare, ma fare bene. Se si fa male è meglio non fare. Non è facile conciliare democrazia rappresentanza e rapidità di decisione, ma è quanto necessario fare. Ed è possibile se ci si prova e ci si orienta verso procedimenti decisionali “aperti” e non “chiusi”. Se si privilegia la rapidità di decisione rispetto alla rappresentanza ed alla democrazia si cade, come con le riforme renziane avverrebbe se prevalessero i si ad ottobre, in una velata dittatura delle maggioranza. L’idea che chi vince governa e chi perde si attrezza a vincere domani ed intanto “controlla” ha poco a vedere con la democrazia, perché in tal modo chi “vince” ignora che nel paese che governa ci sono anche coloro che hanno “perso” del cui parere, dei cui bisogni, delle cui aspirazioni si dovrebbe comunque tener conto. O no?

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  5. Francesco Cappelli

    In “Volevo la luna” (a fine pag. 343) si legge:”A Castrovillari andai poche volte, e chissà perché sempre di fuga: fu un peccato perché mi sembrava una città stupenda”. L’ultima volta fu il 24 marzo 1992 per le elezioni politiche in un incontro pubblico con Ettore Gallo, già presidente della Corte Costituzionale e candidato al Senato, interloquendo con il quale, dopo aver ricordato che lui da tempo sosteneva l’abolizione del bicameralismo con l’abolizione totale del Senato, aggiungeva che proprio per affermarne centralità ed autonomia fosse necessario “un parlamento più striminzito, ora siamo mille.La mia proposta è una camera sola, io dico con 250/300 parlamentari”. Conservo con cura e affettuoso ricordo la video registrazione di quella manifestazione che forse fu l’ultima (o quasi) che lui fece come esponente del PDS che l’anno successivo purtroppo abbandonò. Mi sembra che qualcuno della sua splendida famiglia abbia detto che ognuno può ricordare il suo Ingrao, senza ovviamente, ma da parte di tutti, alcuna strumentalizzazione del suo complessivo pensiero, peraltro quasi sempre isolato e avversato nella stessa sinistra .

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