Il nostro saluto

Alcuni contributi per ricordare Pietro Ingrao, morto il 27 settembre scorso

Il nostro saluto

Pietro Ingrao ci ha lasciato.

Una luce si spegne per chiunque pensa e pratica la politica come la più alta passione umana. 

Mario Tronti, le compagne e i compagni del Crs

 

Il discorso di Maria Luisa Boccia, Presidente del Centro per la Riforma dello Stato, al funerale di Stato di Pietro Ingrao

Non è questo per me il momento di una riflessione meditata su Pietro Ingrao.

E’ il momento dell’abbraccio, commosso e grato, per tutto quello che ha dato a tutte e tutti noi, al nostro paese, al movimento operaio, italiano ed europeo. Ed è per me il momento della promessa. Non consegneremo la sua figura alla celebrazione, alla conservazione della memoria. La promessa è di mantenere vivo e fecondo lo scambio, coniugando al presente pensiero ed opera di Pietro Ingrao.

Il Centro studi ed iniziative per la riforma dello Stato lo ha gia fatto in questi anni: con particolare cura ed intensità in occasione dei suoi cento anni. Lo ha già ricordato la presidente Laura Boldrini, che ancora ringrazio.

Siamo più soli oggi. Ma possiamo, e dobbiamo, affrontare il vuoto che  Pietro Ingrao lascia, mettendo a frutto la sua eredità. Non è un compito facile. Sento personalmente, e sono certa che è un sentire comune a tutte e tutti noi del Crs, più viva e forte la volontà di adempiere questo compito.

Da tempo preferisco dare voce alle parole di Ingrao, piuttosto che interpretarlo. Lo farò anche qui, in forte consonanza con l’intenso ricordo di Mario Tronti ieri in Senato.

Pietro Ingrao è stato un comunista. E non ha mai dismesso questo suo essere. Piuttosto si è sempre interrogato sul suo sentirsi comunista.

Scrive nel 1989, quando quel nome fu cancellato  “come fosse una macchia”: “Lo vivo come un punto di vista che mi aiuta a comprendere quello che devo fare oggi e il domani per cui lavorare”. Il comunismo è l’orizzonte da tenere aperto per riconoscere che “vi sono domande a cui neppure la giusta mercede e l’uguaglianza formale dei diritti danno risposta”. E afferma – mi è particolarmente caro ricordarlo- che “tenere aperto l’orizzonte del comunismo mi ha aiutato a comprendere la rivoluzione politica del movimento femminista. E questo ha determinato uno spostamento, ha prodotto un mio agire politico diverso”.

Questa tensione a trascendere l’ ordine esistente, muovendo dall’analisi puntuale della realtà e da un’attenzione, perfino puntigliosa, alle vicende quitidiane della politica, è il tratto costante del suo modo di pensare e fare politica. Fondato su una convinzione profonda: “o rendiamo forte, visibile, il nesso tra Stato democratico e bisogni sociali o saremo sconfitti dal neoautoritarsimo e dalla semplificazione oligarchica”. Sono parole profetiche.

La questione cruciale è, ancora oggi, quella che ha orientato tutta la sua vita. “Come schiodare la politca dai Palazzi del potere. Come creare un raccordo tra una domanda sociale frantumata e una proposta di riforma dello Stato”. Una riforma che, per Ingrao, non può realizzarsi –o è una controriforma rispetto alla forma democratica– in assenza di una critica radicale e di una politica di trasformazione della società capitalista; fondata, oggi più di ieri, sull’intreccio tra privato e pubblico.

Questa esigenza si fa più acuta in Ingrao con il deperire dell’agire politico, delle sue forme organizzate. E’ questo declino della politica organizzata, è il restringimento di esperienze e soggetti della politica, che fa sentire a Ingrao l’urgenza di “analisi a livelli alti, con strumenti adeguati”: “senza una cultura che rielabori il passato e lavori al presente resta solo il conformismo”. Questo è il suo lascito. Accompagnato da un monito: “Grande è la sfida. O ci stiamo dentro, o non ci lascerà sopravvivere”.

La promessa, nel salutarti Pietro, è di raccogliere la sfida. Per te e con te, ancora.

Il discorso di Mario Tronti in Senato 

Il video della Camera dei Deputati che riprende alcuni momenti delle esequie 

L’intervento di Alfredo Reichlin

La testimonianza di Giuseppe Cotturri

Il ricordo di Domenico Rosati 

L’articolo di Ida Dominijanni 

Una selezione di articoli usciti sulla stampa nazionale

4 Commenti

  1. letizia paradossi

    discorso bello e concreto,pieno di promesse e amore per Pietro e per tutti noi.grazie

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  2. Mario Valente

    il ricordo di Pietro Ingrao è legato a quel Centro per la riforma dello Stato nella cui sede a Via IV Novembre lo incontrai per preparare insieme una puntata de “I filosofi del Novecento”, dedicata ad Antonio Gramsci. Ecco, penso che il riannodo con il pensiero e l’azione politica di Gramsci debba essere ancora la stella polare del rapporto tra Stato e lavoratori, tra Stato e movimenti democratici, tra Stato e i nuovi soggetti del cosiddetto terziario avanzato, tra Stato e società civile, per costruire finalmente una democrazia liberata dalle colpe e dai complessi di colpa di ogni tipo di autoritarismo di marca fascista.

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  3. antonietta giuliani

    Elogio non funebre ma di vita. A dispetto di tutti i mummificatori e liquidatori di professione, le cose più intelligenti dette sono queste. Il contributo di analisi e metodi scientifici non disgiunti dall’etica e dalle ragioni del sentimento.
    Le condivido pienamente. Coniughiamo al presente. Proviamo almeno a tenere viva la tensione/speranza che qualcosa possa cambiare. Il modo più rispettoso di ricordare Pietro Ingrao è portarlo con noi.

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  4. Gianni Ferrara

    ECCELLENTE.

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