La Giovane Europa Progressista

Il CRS entra nello Young Academic Network della FEPS

La Giovane Europa Progressista

Si parla spesso della debolezza dell’Europa e del deficit democratico che divide le élite dai popoli. Su un punto però non si riflette abbastanza: una delle tare più gravi del progetto europeo è la mancanza di una spina dorsale politica. In altre parole, la critica all’inefficacia delle alchimie intergovernative e la denuncia dell’oscuro lavorio degli eurocrati non si superano limitandosi a congegnare meccanismi di accountability elettorale che connettano i cittadini al governo di Bruxelles. E non basta neanche affidare all’ingegneria costituzionale il compito di disegnare istituzioni efficienti e rappresentative. A dare piena legittimità all’Europa possono essere solo soggetti politici autorevoli e strutturati, in grado di compiere una sintesi tra le esigenze materiali dei cittadini e le tradizioni culturali di un continente che è stato la culla del Novecento socialdemocratico. In breve, per essere uno spazio politico a tutti gli effetti l’Europa ha bisogno, anche, di partiti grandi, coesi e riconoscibili.

Per la Sinistra europea si tratta di una sfida su due fronti. Oltre a contrapporsi alle forze moderate e conservatrici che si riconoscono nel Ppe, il Partito dei Socialisti Europei si trova, infatti, a fare i conti con la truce retorica dei movimenti populisti, che sulla critica della tecnocrazia puntellano il proprio discorso come versione regressiva del mainstream neoliberista. Combattere su questo doppio versante significa serrare i ranghi e costruire ponti tra le varie “vie nazionali” al socialismo contemporaneo, cogliendo l’opportunità storica creata da quella che Machiavelli chiamerebbe “battitura estrinseca”, ossia dalla rottura degli equilibri su cui si reggeva il mondo prima dell’attuale crisi economica.

Ora, in vista delle elezioni europee del 2014 il PES ha manifestato l’intenzione di proporre un candidato unico alla presidenza della Commissione. Se l’obiettivo è politicizzare l’Europa attraverso il protagonismo partitico, il primo passo è compiuto. Il viaggio da affrontare è però ancora molto lungo. Uno dei passaggi più delicati di questo percorso è quello che riguarda la costruzione di una militanza intellettuale su scala continentale, capace di formulare ipotesi di società in cui una Sinistra diffusa e smarrita possa tornare, davvero, a riconoscersi. Come avremmo detto in altri tempi, senza complessi, è la questione dell’egemonia culturale.

L’iniziativa che la Fondazione Europea per gli Studi Progressisti (FEPS) ha intrapreso due anni fa dando vita allo Young Academic Network è perfettamente coerente con questo obiettivo: elaborare cultura politica e definire orizzonti strategici per sostenere il PES nella sua ambizione di diventare il grande partito nuovo della Sinistra europea.

Lo YAN è un laboratorio di idee animato da giovani studiosi e ricercatori provenienti da circa 15 paesi europei, dalla Bulgaria alla Finlandia, dall’Irlanda alla Macedonia, dalla Polonia alla Gran Bretagna, Italia compresa. Il ciclo di seminari che si è tenuto al Renner Institut di Vienna dal 1° al 4 novembre scorso è stato l’occasione per il Centro per la Riforma dello Stato di entrare a far parte della rete.

La vocazione dello YAN è costruire legami tra generazioni di donne e uomini che si riconoscono nella tradizione del socialismo europeo e condividono la necessità di aggiornare la piattaforma ideale progressista pensando al futuro prossimo. “Next Left” e “Next Europe” sono, non a caso, i fili conduttori del dibattito pluriennale che lo Young Academic Network sta sviluppando su temi quali l’Europa sociale, il lavoro, le disuguaglianze, la disoccupazione giovanile, l’inclusione dei migranti, il governo dell’economia. Un confronto che parte dall’analisi empirica delle dinamiche socioeconomiche per arrivare alla formulazione di proposte programmatiche che trascendano il monco riferimento a un’alternativa tout court, priva di contenuti.

FEPS e YAN nascono, insomma, per promuovere l’idea che l’expertise non è esclusivo appannaggio del tecnico neutrale proteso verso la realizzazione di un fantomatico interesse generale. Può essere, invece, il motore di un progetto socialdemocratico all’insegna del realismo e della sobrietà, in grado di incidere nel vissuto collettivo senza passare per effimere seduzioni carismatiche né subire infatuazioni per terze vie suadenti quanto fallaci.

In questo processo il CRS si inserisce con una duplice missione: dare un contributo per la definizione di un’identità progressista paneuropea, portando in dote il proprio patrimonio politico e intellettuale. E, al tempo stesso, provare a incidere sulla caratterizzazione politico-culturale della prossima Sinistra italiana ancorandone le prospettive allo scenario della Next Left. Su questo scosceso crinale si compie il destino di rigenerazione di una soggettività della Sinistra, sospesa tra l’aspirazione a un nuovo internazionalismo e il riconoscimento delle specificità culturali che hanno fatto la storia del movimento operaio nel nostro paese.

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