La scommessa politica e sociale per la rinascita

L’emergenza covid19 ha accelerato il declino della Capitale, aggravando la situazione già difficile di molte persone. Per ripartire è necessario proporre soluzioni sulla mobiltà, il diritto alla casa e l’assistenza, all’interno di un’area radicale e unita che possa scongiurare un’uscita a destra dalla crisi

La scommessa politica e sociale per la rinascita

Articolo pubblicato su “il manifesto” del 03.06.2020. Foto di denninglove da Pixabay 

Vezio De Lucia e Enzo Scandurra, riferendosi alle città e in particolare a Roma, su queste pagine hanno scritto che c’è bisogno di pensieri impensabili, proposte visionarie. È così. Roma non vive una situazione di degrado, parola abusata e malata, ma di declino che il covid19 può ulteriormente accelerare. Per questo serve radicalità di pensiero con un messaggio chiaro: unire ciò che è disperso, accorciare le distanze, rigenerare ciò che è stato devastato.

Nel loro articolo hanno ricordato uno dei più evidenti fallimenti del mercato: tanta gente senza casa tante case senza gente. C’è un altro paradosso che fa coppia con il primo: tanti abitanti senza città tanta città senza abitanti. Oltre 700.000 persone si sono trasferiti nell’hinterland, cioè in mezzo al nulla. Da alcuni anni però con la crisi economica e il calo dei valori immobiliari c’è un rallentamento significativo di questa tendenza, si ritorna ad abitare all’interno della città.

Con il covid19 già ora assistiamo nel centro storico ad un altro fenomeno in controtendenza: il collasso dell’offerta turistica di b&b, case vacanze apre alla possibilità di riportare la residenza frenando la turistificazione. Accanto aggiungiamo i dati pubblicati recentemente da Nomisma: siamo passati in pochi mesi dal 9% di famiglie in sofferenza nel pagare l’affitto al 24%. Se l’abilità politica è cogliere i nessi e trasformare le avversità in opportunità allora è chiaro cosa fare. La prima e più importante scelta è l’utilizzo del patrimonio pubblico, una leva potente mai utilizzata o solo per fare malamente cassa. Finora è mancata la volontà e l’intelligenza di considerarla per quello che è: un volano fondamentale per ripensare la città e rispondere ai suoi bisogni.

Per Roma sarebbe una rivoluzione. Promuovere accordi con le piattaforme web, le agenzie di b&b, case vacanze per utilizzare quegli alloggi svolgendo da parte del pubblico un ruolo di incentivo e garanzia tra domanda e offerta. Sostenere la tendenza al ritorno in città cancellando le ulteriori espansioni del Piano regolatore (Prg) nell’hinterland, collocandole a ridosso delle aree ferroviarie e del trasporto così da ridurre inquinamento ambientale, fermare il consumo di suolo, rendere più efficienti i servizi pubblici, dai trasporti ai rifiuti.

L’idea del Parco Urbano della Campagna Romana, proposto da De Lucia e Scandurra, si lega all’altra idea, finora mai attuata, del Grab, il grande raccordo anulare delle biciclette, un progetto di mobilità e riqualificazione urbana che unisce centro e periferie.

Con un’avvertenza tutta politica. Le richieste di assistenza al comune di Roma sono passate da 800 in due mesi a 1400 nell’ultimo mese; sono triplicate quelle dei pacchi alimentari; i buoni affitto viaggiano su cifre record.

Non solo i numeri aumentano drammaticamente ma cambia la composizione sociale di chi chiede sostegno: dalle partita Iva agli autonomi. La storia ci insegna che da crisi di questa natura il più delle volte si esce da destra. Paura, povertà, insicurezza, cercano messaggi semplificati e l’uomo forte. E sapere che il voto a Roma il prossimo anno sarà un voto di polarizzazione politica destra/sinistra. Per questo se è necessario il pensare estremo è altrettanto necessario un agire politico accorto.

Le due cose stanno insieme. Serve anche in campo politico unire: politica e società, alto e basso. Chi è debole ha bisogno di forza, di uno schieramento in grado di competere, influire. Un pensiero ambizioso senza forza resta sulla carta; un’alleanza senza ambizione soccombe all’urto degli eventi.

Un’alleanza larga tra forze politiche, sociali, associative, movimenti, competenze, pratiche. E osare di più: dare la parola a quel popolo che vive il morso della crisi, farlo decidere su priorità e proposte. Primarie delle idee. Serve un’innovazione politica non il succedersi sulla stampa di candidati sindaco come fossimo ad un torneo di figurine. Unità e radicalità. Non è un’opzione è una necessità.

1 commento

  1. daniela fiorentini

    perché si vuole sostenere il rientro in città? anche nell’hinterland c’è molto disabitato; mi sembra importante invece una visione globale della regione (delle regioni) che stabilisca un limite , una percentuale di territorio libera da costruzioni, una percentuale parco protetto con un contenimento della cubatura del costruito; che alla fine significa un rapporto territorio/n°abitanti condizionato alla sostenibilità e condizionante.

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