La sinistra e l’occasione europea

Riflessione sulla sinistra di fronte alle elezioni europee di Fabio Vander

La sinistra e l’occasione europea

sinistraLa sinistra italiana ha prodotto contributi e documenti importanti in questo primo scorcio di 2014. Cosa non scontata in un paese che è passato dalle “due sinistre” alla odierna nessuna sinistra. Sono rimasti infatti solo un PD in mano a Renzi e una SEL mai capace di organizzare lo spazio politico a sinistra del PD e che al suo ultimo congresso ha scelto l’ambigua collocazione nella “terra di mezzo”.

Mi riferisco all’appello di Giulio Marcon e Giorgio Airaudo per uno “spazio a sinistra tra il PD e il M5Stelle” e all’intervento di Alberto Asor Rosa sul “Nuovo Politico”, entrambi apparsi sul “Manifesto”, oltre all’appello “L’Europa al bivio” promosso da Barbara Spinelli e un qualificato novero di intellettuali e politici.

Interventi che indubbiamente fanno ‘massa critica’, integrando gli estremi di una proposta politica. Si tratta però, a mio avviso di esplicitarli, traendone conseguenze coerenti.

Il quadro è quello delle prossime elezioni europee, ovviamente nel vivo della crisi italiana: del governo della “larghe intese”, della “condivisione profonda” fra Renzi e Berlusconi, sulla legge elettorale e, addirittura, sulle riforme istituzionali, oltre che di un panorama economico e sociale sempre più grave.

L’appello-Spinelli giustamente pone il tema del rifiuto netto delle “larghe intese”, in Italia come in Europa. Donde la necessità di “un’alternativa di tipo rivoluzionario” sia all’europeismo liberista, sia all’antieuropeismo nazionalista; al “fiscal compact”, come all’uscita dall’euro.

L’obiettivo è un nuovo Parlamento europeo che sia “costituente”, cioè che cambi l’agenda continentale alla luce della giustizia, dell’eguaglianza, dei diritti, dello sviluppo equo e sostenibile. Per questo serve una “sinistra alternativa e di rottura”.

Non è dunque solo questione di appoggiare la candidatura Tsipras, che pure i firmatari dell’appello sostengono. La sinistra non ha cioè esclusivamente un problema di posizionamento elettorale, ma politico senz’altro. Di nuova organizzazione politica. Si ricordi che Tsipras dietro ha un partito, Syriza, nuovo partito della sinistra Anche l’appello Marcon-Airaudo contro la tenaglia” fra “tecnocrazia oligarchica” e “populismo xenofobo”, se individua nella candidatura Tsipras un punto di riferimento, però ritiene indispensabile intraprendere in Italia la “costruzione di una soggettività a sinistra -tra il PD e il Movimento 5 Stelle- autonoma, capace di aggregare nuove forze, radicale e riformista che mette al centro il lavoro”. Il congresso di SEL non è andato affatto in questa direzione, ma il tema è all’ordine del giorno.

L’articolo di Asor Rosa ha un maggiore respiro, pone giustamente “Renzi e il renzismo” come esito terminale “della lunga parabola iniziata venticinque anni fa alla Bolognina di Achille Occhetto”, esito cioè del processo di cancellazione della sinistra in Italia. Il risultato è che siamo “l’unico paese in Europa in cui non esiste un partito socialista”. Quando invece servirebbe proprio tenere viva l’“opzione socialista”, di contro alle derive della “sinistra moderata”.

In questi stessi giorni anche Michele Serra ha accolto l’appello per Tsipras, ma in nome di un “neo-europeismo sociale e socialista”.

Asor Rosa ha poi chiaro che il “Nuovo Politico”, quello di Berlusconi e Renzi, va contrastato non solo in termini politicisti, men che meno presentando solo liste alternative (l’esperienza di improvvisazioni come “Sinistra Arcobaleno” o “Rivoluzione Civile” deve servire da lezione), ma delineando, dice ancora Asor Rosa, una “ipotesi politica” alternativa, che si fondi però su una nuova “cultura politica della sinistra, ancorata alla tradizione e al tempo stesso moderna, modernissima”.

Come si vede tutto il dibattito teorico e politico della migliore sinistra e democrazia italiana passa per il tema del partito. E dell’alternativa.Di certo non può bastare solo un arco di adesioni da Casarini a Zagrebelsky. Se si saltano i nodi politici si va a sbattere. Anzi probabilmente non si riuscirà neanche a presentare la lista.

Politicismo sarebbe infatti proprio inseguire scadenze elettorali e accordi tattici, quando invece politica in senso nobile è organizzare un nuovo partito della sinistra italiana capace di promuovere ancora libertà e giustizia, ma anche difendere la nostra democrazia dai “nuovi barbari” delle ‘riforme’ elettorali e costituzionali.

Senza la sinistra la democrazia è in pericolo. Così è sempre stato ed è tanto più oggi. Ma la sinistra dal canto suo deve recuperare il senso di una missione adeguata alle sfide del XXI secolo.

Segnaliamo il convegno della Federazione Socialista Italiana in Svizzera, a Zurigo, domenica 23 febbraio 2014

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