Le categorie del sociale

Il nesso di individualizierung e socializierung
La pluralità delle forme di riconoscimento
La rosa delle forme nella croce della vita materiale

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  • Come sosteneva Napoleoni, contro le pretese di egemonia della forma merce, leggibili nel capitalismo ‘in quanto tale’, si tratta di affermare la differenza della società e delle sue ragioni. Ma come evitare che la società entri nel discorso come un’idea “media e vaga”, in quanto tale poco operabile sul piano della critica? Quale significato – quali ‘intenzioni’ – dobbiamo cogliere nel termine? Se la riflessione intorno al capitalismo richiede di mettere in conto l’acquisizione di qualche nozione della teoria economica, quella intorno alla società prevede uno sfondo di tipo filosofico.
  • Il punto di partenza sarà costituito dall’opera di quegli autori che con più lucidità, sulle tracce di Hegel, hanno compiuto il passo di rinvenire la società in interiore homine (tra gli altri Meade, Habermas, Honneth, Finelli). Con il loro aiuto, il programma di ricerca del seminario prevede di mettere a tema e dipanare (quella che si può definire) la trama intersoggettiva della soggettività, ovvero il nesso – intimo, indissolubile – di individualizierung e socializierung.
  • Degli stessi contributi citati, è parte integrante l’osservazione che le dinamiche di riconoscimento intersoggettivo (un altro nome per la stessa cosa) danno vita a un panorama che comprende una pluralità di determinazioni – forme, sfere, figure, ecc. – e il collegamento di questa circostanza al processo di differenziazione intervenuto nel corso dell’età moderna (legato in modi complessi alla nascita del capitalismo). Il che, tradotto nel linguaggio di un’antropologia fondamentale, lascia supporre l’esistenza di qualcosa come un fondo di socialità ‘insaturo’ – presente nel codice del genere al modo di un “programma aperto” (Lorentz) e appunto in quanto tale suscettibile di molteplici interpretazioni storiche, a loro volta destinate a entrare nelle immagini di noi stessi che possiamo o non possiamo coltivare nel corso delle nostre vite. Così, alla fine, ‘plurale’ e ‘insaturo’ va detto anche il Sé in quanto tale, come infatti è accaduto alle soglie dell’età moderna, quando anzi la stessa dignità del soggetto è stata rinvenuta nella molteplicità delle ‘vesti’ che può assumere.
  • Per fermarsi ancora un attimo su questo punto, si può nuovamente citare Lorentz, che amava definire gli uomini e le donne esseri “specializzati nell’essere de-specializzati”. Il tema, in realtà, è antichissimo, e di portata affatto generale; qui si vuole soltanto ribadire il dispiegamento che ha avuto in età moderna e, soprattutto, insistere sul fatto che investe anche, a pieno titolo, la configurazione del sociale, rendendo appunto tanto versatile la “competenza degli esseri umani di trattare con i propri simili”, per citare questa volta David Landes, uno dei massimi storici contemporanei dell’economia.
  • Lungo questa linea di riflessione, la filosofia è destinata a incontrare il pensiero sociologico (e altre discipline empiriche). E anche, non a caso, i ‘discorsi’ (si può anche dire le ‘retoriche’, in senso positivo) che attualmente, a conferma di una certa maturità dei tempi, si contendono lo spazio ideale dei nessi di individuazione/socializzazione. Per forza di cose, abbiamo già citato quello neoliberista che verte sul mercato (Ego e Alter generalizzati come ‘contraenti’); ma soltanto a chi lo sposi senza riserve e per partito preso può capitare di non vedere altro. Al contrario, il programma di ricerca del seminario contempla (almeno) il seguente panorama di temi, idee, principi:
    Il discorso della cittadinanza (Ego e Alter generalizzati come titolari di diritti e doveri definiti e mandati a effetto nella sfera pubblica), per quanto è illustre e classico, specie nella versione che riguarda gli entitlement ‘sociali’;
    quello delle capacità di autorganizzazione presenti nel seno della società civile (che in effetti risale all’“arte di associarsi” di Tocqueville, oggi rilanciata soprattutto dalla riflessione intorno ai commons);
    l’idea dell’‘altro concreto’, non generalizzato, in tanta parte legata alle tematiche di genere, preziosa al fine di ‘leggere’ il discorso della famiglia, al quale è comunque difficile non prestare ascolto (per quanto, va aggiunto, l’altro concreto viva in tutte le relazioni primarie, debitrici delle identità personali dei partecipanti);
    il discorso della gratuità, l’Esprit du don, del quale i filosofi francesi che si rifanno a Mauss tendono a esagerare la portata in termini sistemici, ma che non per questo, specie nella sua versione moderna, definita dalla generalizzazione al ‘prossimo’, è privo di cospicui motivi di interesse;
    il tema approssimativamente intitolato alla ‘cura del Sé’, che a rigore, in quanto tale, non appartiene al novero dei discorsi intorno ai nessi di socializzazione (per quanto il Sé possa avvalersi dei più svariati tipi di sostegno, come in effetti accade), ma verte pur sempre sul darsi di una relazione (riflessiva) chiamata a comporsi con le richieste dell’intersoggettività, vista la cornice del comune spazio esistenziale;
    il discorso della ‘rete’, a proposito della quale c’è da chiedersi (pane per il seminario) se possa essere considerata alla stregua di un’infrastruttura a servizio (di ognuna) delle fattispecie che precedono, o non finisca piuttosto per configurarne un’altra, in certa misura originale, dotata, come (ognuna di) quelle, di un determinato principio di individuazione (curioso, en passant, il fatto che la ‘rete’ abbia in certo modo rinverdito il termine community).
  • Discorsi, dunque, al plurale, che in effetti vertono su altrettanti tipi di rapporto, il cui insieme si propone qui di eleggere a referente, unitario e complesso, del termine ‘società’. Discorsi, d’altra parte, che il programma di ricerca del seminario prevede di ‘vincolare’ al piano della vita materiale – della quale è importante dire che sarà proposta una definizione piuttosto impegnativa, in termini di capacità e bisogni di ‘funzionamento’ (Nussbaum, Sen). Due ordini di considerazioni, infatti, entrambi di origine marxiana, devono ricevere lo stesso peso nella costruzione del quadro interpretativo:
    i diversi tipi di rapporto sommariamente richiamati in quello che precede sono appunto forme dell’intersoggettività (‘vesti’ di Ego e di Alter), e dunque, come accade a ogni forma, godono del privilegio di un’esistenza schiettamente ideale (questo, in effetti, è implicito nel fatto stesso che si tratta di rapporti);
    d’altra parte, proprio in quanto forme, non possono non chiamare in causa una materia nella quale imprimersi, ‘confermarsi’, rendersi visibili – manifestare l’efficacia della loro schietta idealità, se pure non deve accadere che diventino introvabili.
    Nella fattispecie, la materia è appunto quella delle nostre capacità e dei nostri bisogni di funzionamento, vale a dire delle attività che danno corpo alle relative esperienze di esercizio e di soddisfazione; e la tesi, pertanto, è che i nessi di individuazione/socializzazione attingono il loro esatto grado di realtà in una con la misura in cui le attività e le esperienze in questione ne restano plasmate. In ogni caso, è questo il terreno probante sul quale si gioca la partita delle pretese di egemonia espresse dalla forma merce – dal tipo di rapporti che va sotto il nome di ‘mercato’.
  • D’altra parte, proprio il gioco dei due ordini di considerazioni fornisce al riguardo importanti elementi di valutazione. Portati sul terreno della vita materiale, i nessi di socializzazione vanno riguardati anche, necessariamente, in termini di ‘efficienza’, per quanto la richiesta sia da intendere in senso lato, o meglio con finezza, trattandosi appunto della ‘bontà’ dei risultati che si ottengono in termini di funzionamenti che si rendono o non si rendono possibili. Se ‘efficienza’ dovesse comunque suonar male, si può parlare piuttosto di ‘convenienza’, con la raccomandazione di intendere il termine in tutti i sensi che contempla.
  • In ogni caso, comunque si voglia alludere alle questioni legate al matching dei due ordini di considerazioni, la tesi è che la pluralità dei tipi di rapporto che governano la vita materiale sia consentita e per tanti versi richiesta dalla stessa (infinitamente maggiore) varietà dei contenuti di quest’ultima, fermati nella loro propria determinatezza. In particolare, l’imperialismo della forma merce assume adesso il senso preciso della pretesa di plasmare qualsiasi ‘classe’ di funzionamenti, quale che sia il merito che la costituisce, di ‘andar bene’ per ogni area della vita materialiter accepta (in effetti, questo è già implicito nell’indifferenza del valore di scambio per i valori d’uso nei quali si concreta).  Mentre non soltanto una pretesa del genere contiene un elemento di fallacia legato al suo medesimo tenore, ma per di più, come il Percorso 2 conta di mostrare, risulta in netto contrasto con i contenuti sostantivi dei bisogni e delle possibilità di ‘sviluppo umano’ (un altro nome per funzionamenti) che attualmente, o meglio da qualche tempo, stanno sulla frontiera dell’evoluzione storica.

 

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