Le regole e i poteri sbilanciati

Cecilia Bretoni pubblicato su Rassegna sindacale n. 8, 3/9 marzo 2005

Le regole e i poteri sbilanciati

bilancioLa formazione del bilancio nel nuovo contesto istituzionale e l’uso disinvolto delle procedure da parte del centrodestra

La decisione di bilancio è il risultato di un processo complesso in cui sono messi a confronto interessi diversi e contrapposti che trovano la loro naturale ricomposizione attraverso un iter politico-legislativo che ha luogo nelle aule del Parlamento.

È, questo, uno degli aspetti affrontati nella prima parte del volume, nei capitoli in cui l’autore mette in luce il ruolo del sistema maggioritario nel processo decisionale e il rischio “se attuato in modo distorto, di annullare la rilevanza delle procedure decisionali, vanificando il ruolo del Parlamento”. Secondo Degni l’attuale legislatura mostra i “sintomi di questa involuzione”: il ricorso frequente alla decretazione d’urgenza, “utilizzata per innovare la legislazione in modo eterogeneo nei settori più disparati”, l’uso sistematico della delega legislativa nonché “una certa insofferenza per il passaggio parlamentare, con le Commissioni permanenti sempre più compresse in un ruolo interstiziale, in cui la fase istruttoria tende spesso a essere stressata dall’impari confronto numerico, invocato per dirimere qualsiasi controversia”.

Sul processo decisionale di bilancio e sul ruolo e il peso di governo, Parlamento e Regioni, però, hanno influito in modo determinante anche la riforma del Titolo V della Costituzione, l’adesione al Patto di stabilità e crescita, il ruolo della Banca centrale europea e le regole del bilancio europeo.
Con l’avvio del decentramento, infatti, è stato potenziato il controllo statale sui saldi di bilancio degli enti territoriali introducendo il Patto di stabilità interno. Obiettivo: coordinare i conti pubblici per favorire, in una prima fase, il rispetto dei criteri di convergenza del trattato di Maastricht e, successivamente, per garantire la permanenza nell’Unione monetaria europea.

Le regole del Patto di stabilità interno possono essere migliorate – osserva l’autore – sia con riferimento al loro rapporto con la normativa europea, sia per quanto riguarda la coerenza rispetto agli obiettivi. La definizione di saldo utilizzata per il Patto, infatti, è molto diversa da quella adottata in sede europea, sia per le varie componenti della spesa e dell’entrata considerate nel calcolo, sia per i criteri di contabilizzazione delle transazioni.

Per queste ragioni sarebbe necessario chiarire le “regole del gioco” riformando la legge n. 468 del 1978 (che disciplina l’articolazione e la struttura dei documenti di bilancio ndr) al fine di vincolare gli enti appartenenti alle amministrazioni pubbliche al rispetto dei vincoli di stabilità e di controllo dei disavanzi eccessivi stabiliti in sede europea: “queste regole rappresenterebbero la premessa al Patto di stabilità interno e dovrebbero essere concordate con i rappresentanti delle autorità locali”.

La seconda parte del volume si occupa delle regole e degli strumenti della decisione di bilancio. Sono analizzate le fonti normative, con specifico riferimento all’articolo 81 della Costituzione che “rafforzato dal Patto di stabilità e crescita può continuare ancora a svolgere la sua funzione di presidio dei conti pubblici”, la legge finanziaria, i provvedimenti collegati e i collegati di settore introdotti dalla legge n. 208 del 1999 (che sono discussi al di fuori della sessione di bilancio) e il loro contributo al risanamento della finanza pubblica negli anni novanta.

Nella terza parte, infine, l’autore prende in esame la decisione di bilancio nell’attuale legislatura, gettando uno sguardo alla politica economica attuata dal centrodestra con l’esame dei principali provvedimenti per i 100 giorni, le manovre correttive attuate nel 2002 per fronteggiare lo scostamento del fabbisogno rispetto a quello dell’anno precedente fino ad arrivare ai condoni del 2003 e alla Finanziaria per il 2004. Non viene trascurata nemmeno la nota questione del “buco” lasciato in eredità dalla legislatura precedente che, conclude Degni, deriva principalmente “dalla lievitazione di alcune voci di spesa permanente, da una pesante congiuntura economica, e dalla autoinibizione della leva delle entrate attuata dal centrodestra”.

Cecilia Bretoni pubblicato su Rassegna sindacale n. 8, 3/9 marzo 2005

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