L’ossessione del sovrano

Una recensione di Francesco Marchianò all’ultimo libro di Ida Dominijanni apparsa sul numero 44 del 2014 di Rassegna Sindacale

L’ossessione del sovrano
Silvio Berlusconi, ancora lui. Il personaggio che certamente più di altri ha impresso il marchio sugli ultimi vent’anni di storia politica, economica e culturale in Italia. L’inamovibile presenza che, anche adesso che è fuori dal parlamento e con la sua invenzione politica in frantumi, impone il suo peso nel giocopolitico e istituzionale grazie alla generosa mano offertagli con il patto del Nazareno da Matteo Renzi.

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Il solo fatto che la sua presenza, anche da sconfitto e sempre più politicamente irrilevante, sia ancora così pensante nel nostro paese, basterebbe a spiegare perché sia ancora alta l’attenzione di studiosi e osservatori.

Lo fa, ad esempio, e in maniera riccamente originale, Ida Dominijanni in questo suo ultimo volume ,“Il trucco. Sessualità e biopolitica nella fine di Berlusconi” (Ediesse, Roma, 2014, pp. 256, Euro 14,00) da pochissimi giorni in libreria.

Sia detto subito che non si tratta dell’ennesimo libro su Berlusconi, ma di un lavoro molto più articolato. In primo luogo per il paradigma nuovo con il quale viene letto il fenomeno berlusconiano. In generale, come fa notare l’autrice, l’avvento di Berlusconi è stato interpretato essenzialmente in tre modi. Il primo ha insistito sull’anomalia berlusconiana rispetto alla norma nella sua concezione liberaldemocratica. Il secondo ha interpretato l’ascesa vittoriosa del berlusconismo come una conseguenza della potenza del suo impero massmediatico. Il terzo, infine, ha spiegato questo successo grazie alla capacità di Berlusconi di riuscire a costruire un blocco sociale fondato da elettori smarriti dopo il fallimento dei partiti storici e da fasce di elettorato particolarmente sensibili al richiamo antifiscale, il famoso popolo delle partite Iva.

A queste tre interpretazioni, ritenute tutte per la propria parte corrette, Dominijanni ne propone una quarta caratterizzata dall’approccio biopolitico di Foucault nel quale acquisiscono pregnanza sia il potere che il corpo. Di conseguenza, acquisisce importanza nel volume la periodizzazione che viene proposta e nella quale Berlusconi e il berlusconismo non vengono incasellati negli spazi più angusti della cosiddetta seconda Repubblica, ma riposizionati in un tempo più dilatato che coincide con quello del neoliberismo, affermatosi dai primi anni Ottanta, visto nelle sue ricadute psicologiche. In questo senso, si potrebbe dire che in quest’epoca esista una sorta personalità neoliberista ossessionata dall’affermazione personale e schiava del dispositivo che lega il desiderio e il suo immediato godimento. Non la libertà, dunque, ma una forma di “perversione” della libertà.

Compiuto questo preliminare inquadramento, si entra nell’analisi vera e propria che parte dall’inizio della fine di Berlusconi. Siamo nel 2009 e l’allora presidente del Consiglio, per la prima volta, partecipa alle celebrazioni del 25 aprile scegliendo come location il piccolo paesino di Onna, devastato dal terremoto che ha colpito l’Abruzzo pochi giorni prima. Si tratta di un momento di forte successo del Cavaliere che sembra aver coronato l’obiettivo di ergersi tra i nuovi padri costituenti della nazione. Il suo discorso, infatti, raccoglie molti consensi. E invece, dopo pochi giorni, un improvviso intervento della sue ex moglie, Veronica Lario, sulle pagine di Repubblica, nel quale annuncia l’intenzione di separarsi da Berlusconi, alludendo ad alcuni vizi del marito che “non sta bene”, fa saltare il coperchio che copre una verità molto più torbida.

Passano poche settimane e spuntano nuove e numerose rivelazioni, come quelle della escort Patrizia D’Addario, che contribuiscono a mettere a nudo il re. Si viene così a conoscenza di un sistema nel quale, oltre a rituali grotteschi come il “bunga bunga”, la donna sostituisce la tangente in un continuo rapporto di scambio con il potere. “È la fotografia nitida e spietata – scrive Dominijanni – di un regime incardinato su un preciso assetto del rapporto fra i sessi (le vergini e il drago), sull’imperativo del godimento (il divertimento dell’imperatore), sulla complicità maschile (la connivenza dei cortigiani), sul rispecchiamento popolare (il paese che all’imperatore tutto concede), sullo scambio fra sesso, potere e denaro che assicura a un uomo di governo ammantato di potenza virile le conferma opportunistiche e servili, femminili e maschili, di cui ha bisogno”. Già perché dietro l’apparente forza del capo al quale donne e uomini s’inginocchiano c’è il fantasma dell’impotenza politica reale che si prova a nascondere ripristinando la finzione di un potere patriarcale che, però, sono le “sue” donne stesse a far saltare.

“Il trucco” è un libro molto ricco di analisi non mainstream grazie alle quali al lettore vengono inviati input non convenzionali che aiutano a interpretare e comprendere meglio non solo il berlusconismo, ma più in generale il potere nella nostra epoca e il ruolo della persona sempre più inconsciamente impigliata nelle sue maglie.

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