Il NO in dieci punti

Per riflettere, informarsi e informare. Un contributo di Roberta Calvano

Il NO in dieci punti

di Roberta Calvano, Professore ordinario di Diritto costituzionale nell’Università degli studi di Roma Unitelma Sapienza

  1. La riforma del bicameralismo paritario, da tempo auspicata, così come disegnata – appare irrazionale. Da un lato essa produrrebbe come primo assurdo effetto la presenza di due rami del Parlamento con maggioranze diverse e contrapposte; inoltre ridurre i soli componenti del Senato senza prevedere una contemporanea riduzione dei componenti della Camera produrrebbe un eccessivo squilibrio dimensionale tra le due camere che si riverbererebbe tra l’altro sull’elezione del Presidente della Repubblica e dei componenti del CSM.
  2. Il ddl disciplina la composizione del Senato in maniera confusa e poco chiara, non consentendo una chiara rappresentazione del pluralismo territoriale, sociale e politico delle Regioni e degli enti locali; otto regioni si vedrebbero attribuire solo due senatori ciascuna, mentre altre verrebbero sovrarappresentate irragionevolmente pur avendo una popolazione inferiore (Liguria con 1.500.000 abitanti avrà due senatori, Trentino con 1.250.000 ne avrà quattro), mentre si approfondirebbe il divario tra Regioni del nord e Regioni del sud.
  3. Il ddl disegna per il Senato un insieme di compiti per cui, se da un lato esso sarebbe privo di poteri significativi, dall’altro esso verrebbe gravato di compiti ad alto tasso di tecnicismo inadatti ad essere svolti dai senatori-sindaci e senatori-consiglieri regionali, rischiando in definitiva di avere soltanto una funzione di blocco e rallentamento a causa della complessità delle procedure.
  4. Il mantenimento del divieto di mandato imperativo per i senatori impedirebbe al Senato di essere la sede di rappresentanza degli enti territoriali e la Camera delle autonomie da tempo auspicata. Al di fuori di esso, la reale sede di incontro delle istanze della periferia e del centro risiederebbe ancora nel sistema delle conferenze Stato regioni, non menzionato nel testo costituzionale.
  5. Le procedure legislative disegnate nel ddl sono barocche e farraginose e non realizzerebbero l’intento di produrre snellimento e semplificazione; persino il voto a data certa prevede una disciplina che sacrificherebbe al massimo la democraticità a vantaggio di una esigua riduzione dei tempi (75gg); in questo quadro, affidare al Senato l’attuazione dei numerosissimi atti adottati dall’Ue smentisce poi la proclamata velocizzazione e snellimento delle procedure. Considerando poi che il Senato sarà estromesso dal circuito fiduciario, esso non potrà essere “riportato all’ordine” tramite lo strumento della questione di fiducia.
  6. Il ddl produrrebbe il risultato paradossale per cui, mentre alle Regioni verrebbe garantita finalmente una loro (più nominale che reale) rappresentanza in Parlamento, esse verrebbero private di larga parte dei loro poteri normativi; le Regioni a statuto speciale conserverebbero invece le loro prerogative, non si capisce perché, rimanendo per esse valido il vecchio titolo V. Altrettanto singolarmente, le province autonome di Trento e Bolzano conserverebbero notevoli privilegi mentre tutte le altre province verrebbero cancellate dal testo costituzionale.
  7. La disciplina del decreto legge nel ddl, nonostante la previsione di limiti all’abuso di questo strumento (cui si è assistito per decenni), non riuscirebbe ad incidere su una prassi che deriva non dall’assenza di limiti, ma dalla debolezza estrema dell’istituzione parlamentare collegata al sistema elettorale e alla crisi dei partiti; pensare di risolvere un problema annoso come quello dell’abuso del decreto legge senza guardare alle cause appare illusorio.
  8. Per quanto concerne gli strumenti di democrazia diretta, il ddl introduce la possibilità di Referendum propositivi senza indicare potere di iniziativa, limiti, procedure: una norma in bianco che rischia di essere pericolosa; si prevede poi l’abbassamento del quorum per i soli referendum abrogativi proposti da forze politiche che riescano a raccogliere 800.000 firme, collegandolo all’affluenza al voto delle precedenti elezioni politiche. Si avvantaggerebbe così impropriamente chi ha già una diffusa presenza sul territorio e mezzi economici necessari per le (oggi molto costose) operazioni di raccolta delle firme.
  9. Presidente della Repubblica e Corte costituzionale, quali organi di massima garanzia della Costituzione pur essendo toccati marginalmente dal ddl appaiono a rischio di indebolimento; il primo per una norma che ne consentirebbe l’elezione a maggioranza dei presenti (dal settimo scrutinio maggioranza dei 3/5) e non dei componenti l’organo; la seconda per la nomina di due componenti da parte del Senato, che non potrebbe che connotarli come “giudici delle regioni”, finendo col minare l’unitarietà e la legittimazione del collegio di massima garanzia della Costituzione.
  10. Gli effetti complessivi sulla forma di Stato e di governo possono sinteticamente essere descritti come di accentramento di troppi poteri dalla periferia al centro e dagli altri organi in capo al governo, e più grave ancora, di una costruzione barocca e complicata che potrebbe portare a molti problemi applicativi.

 

6 Commenti

  1. nonunacosaseria

    Premesso che anch’io voterò no, le chiedo due chiarimenti.
    1. Per quale motivo si approfondirebbe il divario tra Regioni del nord e Regioni del sud?
    2. Lei scrive che verrà affidato al Senato l’attuazione dei numerosissimi atti adottati dalla Ue. Ora, non so se si riferisce alla previsione del nuovo art. 71 Cost. in cui si dice che il Senato ha competenza su “le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea”: in tal caso, il riferimento sono i due atti tecnici della “legge di delegazione europea” (che deve essere presentata ogni anno entro il 28 febbraio) e la “legge europea” (eventualmente, presentata successivamente). Non mi pare un gran problema, come non lo è stato in questi anni.

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  2. Francesco Montuori

    Riforme “barocche e farraginose”? Il barocco è stata una cultura che ha permesso un grande sviluppo della conoscenza e delle arti!

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    • Roberta Calvano

      Certo il barocco nell’arte può essere meraviglioso e ne abbiamo tanti esempi …negli atti normativi diciamo che funziona un po’ meno bene….

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      • Carla Di Napoli

        Le nuove norme sono effettivamente sia barocche che farraginose. E si comprende che il barocco nell’arte qui non c’entra molto, a me che non ci si voglia riferire alle mille sovrastrutture messe in campo nel ddl targato Pd, che servono solo a confondere l’elettore (come il barocco artistico serviva a stupire gli uomini fino allo stordimento), il quale rischia in questo modo di apporre un Sì senza volere quei contenuti.

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  3. Roberta Calvano

    La sintesi necessaria per riassumere in dieci punti mi ha impedito di chiarire tutto bene…quindi la ringrazio dell’occasione che mi dà per farlo qui. La questione del rischio di approfondire il divario tra nord e sud deriva dall’attribuzione dei seggi in senato: molti alle regioni del nord più grandi e popolose, a fronte di una certa sottorappresentazione delle regioni economicamente più svantaggiate e meno popolose. Da questo punto di vista la tabella elaborata dal servizio studi della camera su come verrebbero distribuiti i seggi è molto eloquente (se riesco proverò a postarla qui sotto). Per quanto concerne gli atti Ue, l’estromissione del Senato dal circuito fiduciario potrà far si che lo stesso si contrapponga alla Camera in fase di approvazione della legge europea o di delegazione europea, o delle altre leggi, senza che possa essere posta dal Governo la questione di fiducia che oggi “riporta all’ordine” la maggioranza nei due rami del Parlamento. Non dimentichi che è altamente probabile che Senato e Camera del post-riforma abbiano maggioranze diverse, ed anzi questo è ad oggi quasi certo per la prima legislatura successiva all’eventuale entrata in vigore della riforma

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  4. Marco Chistolini

    Mi sembrano tutti argomento costruiti per sostenere una posizione aprioristicamente contraria.

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