Non solo Rider. Le antiche/nuove forme di sfruttamento di chi lavora per e con le piattaforme digitali

Martedì 2 febbraio alle ore 17:00, l’incontro organizzato dal Dipartimento contrattazione e mercato del lavoro e dall’Ufficio lavoro 4.0 della CGIL nazionale in collaborazione con il Centro per la Riforma dello Stato e il Forum Disuguaglianze Diversità. Partecipano Antonio Casilli, Cinzia Maiolinin e Tania Scacchetti. Coordina Giulio De Petra.
L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming su “collettiva.it”

Non solo Rider. Le antiche/nuove forme di sfruttamento di chi lavora per e con le piattaforme digitali

Non solo rider.
Le antiche/nuove forme di sfruttamento di chi lavora per e con le piattaforme digitali

Partecipano: Antonio Casilli, Cinzia Maiolini, Tania Scacchetti

Coordina: Giulio De Petra

Martedì 2 febbraio ore 17:00 in diretta streaming su collettiva.it 

Incontro organizzato dal Dipartimento contrattazione e mercato del lavoro e dall’Ufficio lavoro 4.0 della CGIL nazionale in collaborazione con il Centro per la Riforma dello Stato ed il Forum Disuguaglianze Diversità.

Si vanno sempre più estendendo anche in Italia forme di lavoro regolate da piattaforme digitali. Iniziano di conseguenza a comparire, anche sotto la spinta di iniziative di lotta sostenute dal sindacato e da organizzazioni di base, dispositivi contrattuali che hanno come obiettivo quello di garantire diritti e tutele per chi lavora con e per le piattaforme digitali.

Al centro dei conflitti la definizione dello statuto del nuovo “lavoro digitale”: lavoro indipendente, come lo considerano i padroni delle piattaforme, o lavoro subordinato, come lo subiscono i lavoratori, che a questo statuto vorrebbero agganciare diritti e tutele.

È un conflitto durissimo, che ha visto in Italia l’antica ricomparsa di sindacati “gialli”, e, nel centro del capitalismo delle piattaforme, la California, l’utilizzo da parte dei padroni delle piattaforme di enormi quantità di denaro utilizzate nella campagna elettorale che ha consentito loro di vincere il referendum proprio sulla natura del lavoro “piattaformizzato”.

Il lavoro oggetto di queste lotte è quello di chi consegna beni per conto altrui, i cosiddetti rider, ma è evidente che le caratteristiche del lavoro considerate possono essere estese a tutti gli altri tipi di lavoro organizzato e gestito mediante algoritmi digitali.

Conoscere e analizzare le tante e diverse forme del lavoro digitale è quindi necessario e urgente. Per farlo utilizzeremo il libro “Schiavi del clic” di Antonio Casilli, e l’autore ci aiuterà a scoprire, descrivere e classificare la multiforme varietà del lavoro per e con le piattaforme digitali.

Non solo il lavoro “a domanda”, di cui il lavoro di consegna per conto terzi è una varietà, ma anche i tanti “microlavori”, da quelli più semplici, dove basta “cliccare” a ripetizione, a quelli più complessi (traduzioni, classificazioni, interpretazioni) nuova forma parcellizzata del lavoro intellettuale, fino al sempre crescente lavoro di addestramento e manutenzione dei sistemi di intelligenza artificiale.

Accanto alle nuove forme del lavoro digitale nascono anche nuove forme di organizzazione e di conflitto, che il libro di Casilli ci aiuterà a conoscere ed analizzare.

Tanto più importanti queste esperienze, quanto più diffusa e pervasiva diventa la nuova forma del lavoro digitale.

L’attuale diffusione del lavoro da remoto infatti non finirà con la pandemia. Troppo attraenti sono per le imprese i vantaggi di un lavoro sempre più individualizzato e sempre più simile, nei dispositivi di organizzazione e controllo, al lavoro gestito dalle piattaforme. Sarà quindi proprio dalla conoscenza di come si possono difendere i lavoratori fintamente autonomi delle piattaforme che sarà possibile trovare forme di lotta adeguate alla nuova forma “Smart” del lavoro dipendente.

Qui la locandina

1 commento

  1. Carlo Pavolini

    L’iniziativa mi interessa e salvo imprevisti la seguirò: mi chiedo se il discorso possa essere esteso, magari in altre occasioni, anche ad altri lavori “atipici” meno duri di quello dei riders, ma ugualmente contrassegnati da “nuove” forme di sfruttamento, come in parte quello degli archeologi. Sono stato professore di archeologia e ora membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Nazionale Archeologi. Il tema è stato più volte sollevato anche in riunioni con esponenti degli organismi della CGIL che si occupano di queste questioni.

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