Per un’alternativa di sistema politico

Crisi della politica e crisi della democrazia si stanno intrecciando in modo perverso. Sciogliere il nodo o tagliarlo? La solita ingegneria istituzionale, o alternativa di sistema politico?

Per un’alternativa di sistema politico

La crisi della democrazia in Italia si sta ancor più approfondendo e coinvolge culture, soggetti, poteri, ordinamento. Le deboli istituzioni della rappresentanza sono minacciate da scorciatoie leaderistiche che impongono drastiche contrazioni della funzione storica delle assemblee elettive. Le semplificazioni plebiscitarie e populistiche svuotano in profondità il parlamento e rendono del tutto retorica la stessa nozione classica di sfera pubblica generale.
L’illusione che dalla rigida contrapposizione tra partiti e società civile, parlamento e leadership autorevole nascesse una efficace democrazia governante è del tutto naufragata. Il restringimento dei momenti istituzionali dell’azione politica rende opaca la stessa presenza dei cittadini e dell’associazionismo civico nello spazio pubblico ormai residuale. L’inaridimento dei canali di partecipazione in passato aperti attraverso i partiti non è stato contrastato e con la estrema personalizzazione della politica si assiste anzi ad una drastica caduta delle mediazioni sociali e istituzionali.
L’eclissi dei partiti e la ostruzione della funzione di integrazione sociale svolta dai sindacati nel corso dell’esperienza repubblicana hanno approfondito il malessere di una democrazia nella quale il momento elettorale si è caricato di una valenza ultraplebiscitaria all’insegna di uno sbiadito schematismo bipolare.
Si è affermata in questi anni una pallida democrazia elettorale di investitura nella quale, alla stanca retorica della avvenuta restituzione dello scettro al cittadino, corrisponde la reale sottrazione agli elettori del potere di votare la lista preferita, a causa del grottesco gioco di un illogico intreccio di soglie di sbarramento. Con il perverso meccanismo della lista bloccata agli elettori è tolto persino il potere minimale di scegliere la persona del proprio rappresentante.
Gli effetti che ricadono sul sistema parlamentare sono devastanti. Con una torsione neoautoritaria che non ha raffronti nelle altre democrazie europee, al parlamento è negato il potere di discutere e decidere. La decisione politica è ormai un campo riservato al solo livello dell’esecutivo che opera in condizioni di continua emergenza e ricorre all’abuso della decretazione d’urgenza e al ricorso smodato alla questione di fiducia.
Con il declino del partito di massa e con la crisi della rappresentanza, la politica viene ridotta a gioco elitario, sempre più prono alle rivendicazioni dei più potenti gruppi economici e mediatici e non riesce più a intercettare i bisogni della società. Alla crisi della funzione epocale della politica non si risponde affatto con la proliferazione di una molteplicità di autorità indipendenti o con le intermittenti illusioni regressive di grandi riforme del sistema di governo. 
La crisi della democrazia può essere contrastata solo con le risorse di un ritrovato costituzionalismo democratico. La restaurazione della forma-partito, abbandonando le tentazioni, culturalmente deboli e politicamente perdenti, di formule quali “partito leggero” o “partito liquido” è un passaggio fondamentale per la ripresa di una piena agibilità democratica del sistema politico. Partiti fortemente insediati sul territorio e capaci di mobilitazione sociale non solo esercitano un ruolo positivo nel processo di decisione democratica, ma sono anche veicoli vincenti nelle competizioni elettorali. Soltanto un rinnovato partito degli iscritti radicato nel paese e capace di autonomia culturale può riattivare le funzioni del rapporto Stato-società assicurando la organizzazione degli interessi collettivi nella prospettiva della decisione pubblica e la selezione delle classi dirigenti sottratta al trasformismo e alle scorciatoie mediatiche.
Assolutamente prioritaria è la riforma del sistema elettorale. E’ proprio la legge elettorale il fattore che più di altri condiziona il funzionamento concreto delle regole istituzionali. Una riforma della legge elettorale si impone anche in considerazione di termini più strettamente giuridico-costituzionali (per gli evidenti vizi di legittimità che – come adombrato dalla stessa Corte costituzionale – affliggono la normativa vigente). E’ indispensabile un sistema elettorale che sappia rappresentare (consentendo la scelta effettiva delle persone dei rappresentanti e migliorando la qualità del personale politico) e al tempo stesso rilegittimare le istituzioni evitando un eccesso di frammentazione con l’assunzione di responsabilità politiche chiare di fronte agli elettori.
Gli obiettivi strategici di un rilancio di una politica di massa capace di democrazia non potranno neppure essere sfiorati se non si sconfigge alla radice la grave deriva culturale che, anche a sinistra, ha alimentato in questi anni la retorica della semplificazione e della legittimazione popolare dei governi in un quadro del tutto deformante di democrazia immediata. Un costituzionalismo democratico è oggi una necessità vitale per arrestare il declino civile e politico dell’Italia.
La democrazia italiana si trova dinanzi a un bivio: o trova le forze sociali, culturali e politiche per imporre una alternativa di sistema politico o si rassegna alla degenerazione del vivere collettivo e al degrado istituzionale. Occorre, oltre a ponderati interventi efficaci sul terreno delle regole, una classe politica culturalmente ed eticamente attrezzata, che abbia uno scatto di identità e di consapevolezza storica circa i suoi compiti

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