Poteri e democrazia. Guasti e prospettive del revisionismo costituzionale in Italia

Disponibile l’audio del seminario promosso dal CRS

Poteri e democrazia. Guasti e prospettive del revisionismo costituzionale in Italia

Interventi di (tra parentesi ora:minuto:secondo dell’inizio dell’intervento)

Maria Luisa Boccia (00:00:23)
Claudio De Fiores (00:13:00)
Gaetano Azzariti (00:39:18)
Elettra Deiana (00:56:14)
Marco Benvenuti (1:07:04)
Claudio Riccio (1:18:34)
Gianni Ferrara (1:29:12)
Chiara Giorgi (1:41:58)
Roberta Calvano (1:50:09)
Silvia Niccolai (1:58:04)
Stefano Quaranta (2:08:49)
Michele Della Morte (2:19:49)
Walter Tocci (2:29:06)
Laura Barile (2:42:34)
Leonardo Paggi (2:47:07)
Nicola Genga (3:01:39)
Maria Luisa Boccia (3:10:36)

Giovedì 21 aprile 2016, dalle ore 15 alle ore 19 si è svolto presso la Sala Fredda della CGIL, in via Buonarroti 12 a Roma, il seminario promosso dal CRS – Centro studi ed iniziative per la riforma dello Stato sul tema “Poteri e democrazia. Guasti e prospettive del revisionismo costituzionale in Italia”. L’incontro vuole essere un momento di approfondimento e riflessione critica.

Esauritasi la fase della presentazione (di milioni) di emendamenti, delle torsioni regolamentari, dei diktat governativi si impone infatti l’esigenza di riflettere con maggiore rigore analitico sul senso di questa ultima operazione di revisione, sulla sua sostenibilità democratica, sui caratteri che è venuto via via assumendo in Italia il cd. revisionismo costituzionale. Sono molte le domande che questo passaggio storico solleva:

      • perché i progetti di revisione costituzionale e delle leggi elettorali hanno sempre avuto quale obiettivo preminente la mortificazione della rappresentanza politica?
      • perché in Italia le riforme si richiamano (quasi) sempre alla “necessità” di rafforzare poteri politici e funzione normative del Governo?
      • perché non si è mai perseguita una riforma della Costituzione in senso progressivo, coerente con i principi supremi dell’ordinamento, ed attuata nel pieno rispetto delle forme e dello spirito dell’art. 138?

E, soprattutto, esistono oggi le condizioni per provare a rovesciare questo impianto ideologico regressivo e tornare a immaginare l’art. 138 quale istanza di consolidamento e sviluppo della trama democratica della Costituzione repubblicana?

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