Prospettive per un rinnovato regionalismo

Il CRS annuncia la redazione di un rapporto di ricerca dedicato alle autonomie e alle prospettive di riforma del regionalismo, svolto su affidamento di IRPET – Istituto Regionale Programmazione Economica Toscana. A breve seguiranno informazioni circa gli eventi di presentazione del rapporto. E’ per ora disponibile l’abstract della relatrice Laura Ronchetti

Prospettive per un rinnovato regionalismo

Le tormentate vicende del Titolo V della Costituzione raccontano di un regionalismo in continua trasformazione o, perlomeno, restituiscono le diverse accezioni che si sono susseguite nella considerazione del peso e della portata dell’art. 5 Cost. che costituzionalizza il principio autonomistico nel nostro ordinamento.

È sempre più prevalente l’idea che le Regioni, e a maggior ragione gli altri enti territoriali privi di potestà legislativa, siano enti di amministrazione, sottoposti alle direttive dello Stato, se non direttamente del Governo. Secondo il principio autonomista, invece, sono enti esponenziali e rappresentativi di collettività territoriali, dotati di potere di autonomia politica che perseguono propri indirizzi politici attraverso la realizzazione di proprie politiche pubbliche nei settori di competenza, anche se coordinate in un quadro di riferimento nazionale.

Con l’innesto del neoliberismo sui federalismi la competizione tra territori ha assunto anche le forme della rivendicazione di competenze da parte dello Stato quale fonte di legittimazione del suo ruolo politico e amministrativo nell’ordinamento. In Italia non ci si è limitati a riaccentrare le competenze in nome della crisi economica, ma anche a definanziare fortemente il sistema delle autonomie, impedendo loro sia di svolgere un ruolo anticiclico, sia di soddisfare le fondamentali prestazioni sociali di cui sono responsabili.

L’autonomismo in chiave di competizione tra territori comporta inevitabilmente la contrazione della logica solidaristica che in Italia, dopo aver assunto come primario obiettivo la fine della Questione meridionale come questione nazionale, trova ora la sua massima espressione nelle forme di attuazione del cd. “regionalismo differenziato”: nelle forme concrete delle preintese raggiunte tra Governo e alcune Regioni, infatti, consiste in un’estremizzazione del federalismo fiscale inteso come territorialità della ricchezza.

Il criterio della territorialità del gettito corrisponde senza infingimenti all’idea “prima noi corregionali, poi gli altri”, secondo un crinale noi/voi che non si premura affatto di manifestare la propria solidarietà con il resto della Repubblica. Si giunge così all’apice del regionalismo competitivo che si allontana sempre di più da un’accezione positiva di autonomia, intesa come partecipazione all’individuazione e al perseguimento dell’interesse nazionale che, viceversa, richiede una piena consapevolezza dell’interdipendenza tra le varie comunità regionali nella Repubblica una e indivisibile.

La spoliticizzazione delle autonomie territoriali, dunque, non si è limitata a ridimensionare il ruolo delle istituzioni locali, ma sta minando alla base l’intero processo di integrazione del popolo italiano tramite la partecipazione di tutte e tutti alla vita economica, sociale e politica del paese.

E’ opportuno, dunque, riflettere su come ripoliticizzare la Repubblica sociale delle autonomie, restituendo centralità al momento rappresentativo nelle istituzioni territoriali e dando finalmente attuazione all’art. 11 della legge cost. n. 3 del 2001, con l’obiettivo di mantenere vivo il processo di integrazione nazionale contro le tentazioni secessioniste formali e sostanziali.

Laura Ronchetti

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