Quel Trattato di una «costituzione senza popolo»

Otto interventi sul documento costituzionale da poco firmato da venticinque governi europei

Quel Trattato di una «costituzione senza popolo»

costituzione europaQuel Trattato di una «costituzione senza popolo»

Otto interventi sul documento costituzionale da poco firmato da venticinque governi europei. Un volume collettivo che ripercorre il lungo iter che ha portato alla definizione della carta costituzionale. Per segnalarne i limiti, ma anche le novità

PAOLO VERNAGLIONE da “il manifesto” di domenica 19 dicembre 2004

Nel processo di costituzionalizzazione dell’Europa, giunto alla firma del Trattato da parte dei 25 stati, la questione di un deficit politico nella sua costruzione risulta vieppiù centrale. Contrariamente a quanto molta letteratura recente ha fatto, il denso e ricco libro curato da Federico Petrangeli, Una Costituzione per l’Europa? (Ediesse, € 15) indaga il testo costituzionale entrando nel merito delle sue 350 pagine. Tutti i contributi sono infatti animati dal desiderio di valutare la prassi giuridica del Trattato, nella consapevolezza che i tradizionali parametri della filosofia del diritto risultano inadeguati perchè non spiegano la possibilità di una Costituzione «senza popolo». Mentre la prefazione di Mario Tronti individua nella mancanza di quella schmittiana «decisione sul destino di un popolo» la spoliticizzazione europea, nel libro si enuncia il fatto che questo Trattato non è «chiuso» e introduce novità di grande portata. Il volume è composto di otto saggi ognuno inerente ad una tematica espressa nel Trattato (riprodotto integralmente), più un’introduzione di Petrangeli in cui sono inquadrate le problematiche della nascita e dell’evoluzione della Costituzione. Elena Paciotti, membro della prima Convenzione che diede vita alla Carta di Nizza, traccia un percorso storico mettendo a confronto il metodo «convenzionale» del 2000 e quello decisamente blindato per le preoccupazioni sovraniste dei governi che ha portato al fallimento della Conferenza intergovernativa targata Berlusconi. Papi Bronzini nell’esaminare la Carta di Nizza e le politiche sociali nella III parte del Trattato, che andrebbe declassata e stralciata, evidenzia come l’acquisizione di diritti di terza e quarta generazione (privacy, pari opportunità, non discriminazione, «diritti biopolitici») e l’allusione ad un reddito di cittadinanza europeo sono immediatamente esigibili, prefigurando un assetto federalista, mentre le critiche generiche di «liberismo» della Carta dovrebbero appuntarsi alle politiche attuative.

E’ quanto evidenzia Ignazio Juan Patrone ripercorrendo le modifiche allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia da Maastricht a oggi, in cui si nota che i progressi nella cooperazione giudiziaria penale e nel coordinamento sulle frodi fiscali e monetarie non dovrebbero essere implementate tanto dall’unificazione delle politiche fiscali che è obiettivo irrealistico nei tempi brevi, quanto dall’accoglimento dei principi di «Eurojust» nelle applicazioni nazionali, accompagnato da una adeguata tutela giurisdizionale.

Ciò significa ripensare radicalmente la democrazia rappresentativa e, come dice Allegri, dare un senso e un luogo sociale a vertenze e conflitti su base territoriale, assegnando vera cogenza al Comitato delle Regioni e espandendo l’orizzonte della democrazia partecipata.

L’accidentato processo di formazione di una «azione esterna» della Unione europea è, secondo Umberto Allegretti, ancora deficitario per la mancata immissione nel Trattato del ripudio della guerra. Questione che si riverbera nelle «cooperazioni rafforzate», prese in esame da Domenico Gallo e nell’ancora intricata composizione istituzionale dell’Unione (Petrangeli). Marcello Degni analizza il potere di bilancio dell’Ue, anch’esso soggetto ad una serie di trasformazioni e che testimonia come la «costituzione» dell’Europa sia un work in progress.

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