I socialisti per una nuova politica economica in Europa

Di Paul Magnette Fonte: “Social Europe Journal”, 11 novembre 2013. Traduzione dall’inglese di Fabio Vander.

I socialisti per una nuova politica economica in Europa

euro-dittaturaI socialdemocratici devono opporre alla austerity del “Six Pack”, cioè del Patto di Stabilità e Crescita dell’UE, “a socialist Six Pack” ovvero sei riforme strategiche della sinistra in Europa

Ovunque in Europa il livello raggiunto dalle politiche di austerità sta sollevando discussioni e polemiche. Quella che era cominciata come una crisi economica e finanziaria è presto divenuta una crisi politica. I partiti conservatori di destra seguono le raccomandazioni ultra-liberali della Commissione Europea: tutte ricette presentateci più e più volte nel corso degli ultimi anni e che non hanno mai funzionato. Il Patto di Stabilità dell’UE è divenuto sinonimo di recessione, disoccupazione e sfiducia nel futuro. Per questo il Partito socialista belga chiede un “Six Pack” alternativo, un “Six Pack” socialista, cioè un nuovo progetto per l’Europa che marchi la distanza dalla cieca austerity liberista.

1. Battersi per un commercio solidale

Conosciamo bene il problema: l’Europa importa beni da paesi in cui i salari sono molto bassi, dove la cultura ambientale è debole e le tasse ai minimi. Dunque i produttori possono produrre beni a prezzi molto più bassi che in Europa. Tutte condizioni di favore che mancano nei nostri paesi. I socialdemocratici debbono riuscire a strappare alti livelli di tutela sociale e ambientale da imporre ad ogni accordo di libero scambio fra UE e paesi terzi; parimenti debbono imporre tariffe doganali sempre più alte contro i paesi che non rispettano queste norme.

2. Un salario minimo europeo

Di 27 stati membri solo 20 hanno un salario minimo garantito, per altro in forme assai precarie. La Romania ha quello di livello più basso, con solo 157 euro al mese; il Lussemburgo quello più alto con 1874 euro al mese. In Belgio proponiamo di garantire un salario minimo al 60% del salario medio dei paesi area UE. Con situazioni economiche assai diverse è infatti impossibile fissare un unico modello europeo, ma il riferimento alla media può essere un primo passo verso l’armonizzazione sociale.

3. L’Europa deve finanziare la condivisione dei debiti sovrani

Quando un governo ha bisogno di prendere a prestito denaro, emette bonds. Questo comporta un contratto per il quale il governo si impegna a rimborsare gli investitori. In tempi di crisi finanziarie però gli investitori divengono riluttanti a prestare soldi ai governi europei che temono non vengano rimborsati. Questo spinge alle stelle i tassi d’interesse; con i governi costretti a gestire rendimenti sempre più alti in un contesto fiscale assai difficile. Una soluzione a questa situazione potrebbe essere che la BCE compri bonds direttamente dai governi europei, ovvero presti loro denaro a tassi più ragionevoli. Ma al momento la BCE non è autorizzata a comprare bonds governativi, al contrario delle banche centrali americana e inglese; anche se può farlo indirettamente, cioè comprando bonds governativi sul mercato secondario dagli investitori privati. A questo punto tanto varrebbe autorizzarla a comprarli direttamente o attraverso la Banca europea degli investimenti; così potrebbe aiutare direttamente i governi senza dover passare attraverso gli investitori privati.

4. Separare le banche retail da quelle di investimento

La banche retail ricevono moneta direttamente dai risparmiatori e lo prestano a famiglie e aziende. Questi risparmi restano depositati per anni e se i risparmiatori non fanno operazioni e non chiedono i soldi indietro, in pratica esse non devono rimborsare nessuno. Per ovviare a questa situazione, i governi garantiscono i depositi. Ma queste garanzie consentono alle banche di prendere più rischi: “anche se facciamo degli errori, il governo rimborserà comunque i risparmiatori”. Quindi per evitare altre crisi è indispensabile impedire che le banche prendano troppi rischi. Di qui la proposta socialista di scorporo fra banche detail e banche di investimento, così che le banche non possano più giocare al casinò con i soldi dei contribuenti. La UE deve quindi costruire una salda Unione Bancaria. In particolare bisognerebbe costituire un Fondo Europeo, direttamente alimentato dalle banche, al fine di assorbire gli shocks finanziari.

5. L’Europa ha bisogno di una politica industriale

Il dramma della chiusura di impianti e comunque della sovrapproduzione industriale in Belgio è conseguenza del fatto che non esiste una autentica politica industriale comunitaria. Così la produzione o subisce un crollo oppure subisce la delocalizzazione degli impianti in altre regioni del globo. Dal 2008 la produzione industriale in Europa è scesa del 10%. Tre milioni di posti di lavoro sono andati perduti. I socialisti dovrebbero dunque battersi per un pacchetto di misure europee di stimolo alla crescita e per un migliore coordinamento delle politiche economiche nazionali. L’industria dell’acciaio ha bisogno di un piano europeo di salvataggio. L’UE dovrebbe sostenere, piuttosto che impedire, gli investimenti pubblici fondamentali per la reindustrializzazione. Infine una parte dei proventi generati dai nuovi strumenti finanziari dovrebbe essere indirizzata a finanziare proprio la reindustrializzazione.

6. Per una efficace tassa sulle transazioni finanziarie

La situazione vede alcuni paesi UE dichiaratamente ostili ad una tassa sulle trattazioni finanziarie (FTT), altri hanno finalmente deciso di ricorrere ad un meccanismo di maggiore cooperazione. Quindi ci sono le forze in seno alla UE per promuovere determinate politiche; tanto più che i 27 ministri delle finanze hanno de facto già autorizzato 11 paesi a lanciare la FTT. E questo è il primo e più importante passo. Certo dobbiamo essere in grado di evitare gli effetti indesiderati della tassa, come potrebbe essere una migrazione altrove dei flussi di trattazione e scambio. Dopo di che l’obiettivo deve essere di estendere la tassa a tutti i paesi dell’Unione. Come socialisti dobbiamo essere in grado di presentare una serie di misure per l’Europa improntate a giustizia, equità, semplicità ed efficacia. Dovrà divenire la nostra Europa, un’Europa in cui si possa ancora credere.

(Paul Magnette è Presidente del Partito socialista belga e sindaco di Charleroi)

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