Davvero grazie Mr. Trump

Un contributo di Rita di Leo per il manifesto

Davvero grazie Mr. Trump

(Articolo pubblicato su “il manifesto” dell’11 maggio 2017)

I più recenti tasselli del fenomeno Trump sono il licenziamento del capo dell’Fbi, del come e perché c’è stato e il divieto per gli europei di volare con il cellulare verso l’ America.

Noi tutti dobbiamo essere grati al nuovo presidente perché ci sta liberando dei miti sul paese dove sbarcò suo nonno, emigrante dalla Germania.

Il mito fondante è quello di uno stato che accoglie tutti coloro che vi arrivano per lavorare o per sfuggire a persecuzioni religiose, razziali, politiche. Allo scopo di popolare un paese così grande, gli emigranti sono stati accolti dall’ottocento sino al 1931, poi sono state instaurate le quote e oggi nel programma elettorale di Trump, c’è il muro anti clandestini che il Messico deve costruire a spese del Messico.

Il ban contro i lavoratori stranieri riguarda quelli manuali e anche quelli intellettuali, compresi i ricercatori reclutati da università e centri di ricerca.

E poi c’è il mito dell’America che con l’elezione di Obama entrava nell’epoca post razziale. Nella realtà durante gli 8 anni della sua presidenza, la comunità nera è stata presa di mira dai bianchi in misura superiore al passato.

Del resto labile era il legame di Obama con quella comunità, lui nato da un politico africano laureato ad Harvard e da un’antropologa outsider, cosmopolita.

E ancora: l’America è stata capace di mettere paletti all’intrusione dello stato leviatano europeo nelle iniziativa del singolo. L’iniziativa più identificativa è l’attività economica del singolo, la libertà del fare e dell’avere a proprio vantaggio. Liberamente l’uno contro l’altro alla luce del primato dell’economia.

E ancora: l’America ha rotto il dogma del monopolio statale legale dell’uso della forza. Difatti private sono in gran parte le prigioni, private le imprese che offrono soldati in grado di andare a combattere le guerre nelle zone in cui ufficialmente l’esercito americano non è più presente.

Private sono le agenzie di sicurezza informatica che controllano quelle ufficiali, anche l’Fbi. Privati sono i centri della ricerca scientifica che dipendono dalle grandi private università. Private sono le cure mediche sia nella versione della riforma di Obama (ormai a rischio) e sia in quella tradizionale al sistema sanitario americano. Privato è il possesso di armi a propria individuale difesa, consolidato dal benestare del nuovo presidente. Privati sono i programmi di istruzione scolastica per cui esistono scuole dove si insegna il creazionismo.

E ancora: l’America ha reso possibile agli uomini della moneta di conquistare la massima carica politica come mai era accaduto prima, nemmeno con i robber baron del capitalismo dell’Otto-Novecento. La conquista si sta concretizzando con la fine della mediazione politica istituzionale. Non solo dei partiti ma anche delle reti amministrative locali elettive.

Dalla nuova Casa Bianca arrivano nomine che dal ruolo di ministro a quello di giudice, hanno motivazioni riferibili alle capacità acquisite nel mondo dell’economia. Per l’appunto al Dipartimento di Stato statunitense è arrivato un petroliere.

E infine l’America è il paese dove il governo legittima l’uso della forza. La legittimazione del più forte sul più debole è il dono con cui Trump ha ringraziato i suoi elettori e i suoi sostenitori. I suoi elettori – che la leggenda corrente vuole siano i bianchi emarginati – sono legittimati a esternare i propri rancori, a ricercare capri espiatori. Che non possono essere le élite intoccabili di Washington bensì gli stranieri della porta accanto, facile bersaglio.

I suoi sostenitori, uomini dell’economia reale, stanno riavendo piena autonomia rispetto ai pochi pre esistenti vincoli politico-amministrativi locali. Il taglio delle tasse annunciato fa da complemento alla strategia di conquista dell’elettorato.

Interessi economici e rancori sociali sono le leve con cui governa l’uomo della moneta divenuto capo di stato. È un governo che innova l’approccio politically correct con cui il paese si è tradizionalmente raffigurato all’interno e all’esterno.

Sembra al tramonto la sua peculiare identità protestante per cui la realtà ha una una versione visibile e una nascosta. E cioè. Che esistono le prigioni private, che per strada i neri e gli arabi siano a rischio, che nelle zone di guerra i soldati sono sostituiti da pagatissimi contractor, che i droni cadono sugli invitati alle feste di nozze nei villaggi e non sulle teste dei nemici, che cresce la diffusione a-legale dei droni e degli hacker, tutto questo e molto altro, era più che noto alla sottilissima sfera di coloro che sono interessati a saperlo.

Non al resto del paese informato dalle news dei cellulari. Non a noi all’estero informati da agenzie di notizie dove prevale l’ideologia di un paese dove i rari errori sono riequilibrati dai suoi meriti che lo rendono sempre degno del paradiso. E’ questa immagine che Mr. Trump sta demolendo con i suoi tweet politically uncorrect.

Quando dichiara che la tortura è necessaria, che la Nato non serve più e se gli europei la vogliono se la paghino, quando snobba la Merkel e preferisce capi di stato che comandano senza gli impacci della politica, quando etichetta come “nemici del popolo” i suoi avversari, allora rende agli americani e a noi tutti un gran servizio.

Fa dissolvere nel cielo l’immagine dell’America “come la nazione indispensabile al bene del mondo” e di conseguenza noi sulla terra possiamo riprenderci ciascuno le proprie identità, senza più complessi di inferiorità. Davvero grazie Mr. Trump.

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