Con la rugiada ed un raggio di sole

Sottratti alle leggi della terra, con l’ausilio di prodigiose ampolle, librarsi in volo in un viaggio onirico, poggiati su nubi mattutine colme di luce e tepore. Alla scoperta di un altro mondo, abitato da esseri di musiche loquaci ed esili leccornie, dove in versi si assolve a quel che è da pagare

Con la rugiada ed un raggio di sole

Cyrano de Bergerac, L’histoire comique contenant les états et empires de la lune (1657) – via commons.wikimedia.org

 

Articolo pubblicato su “il manifesto” del 05.06.2020, per la rubrica “Divano”

Camminare una notte osservando nel cielo sgombro di nubi la luna piena. Incedere con passo lento, ma, lo sguardo volto a quel disco luminoso, lasciare che la fantasia si liberi e corra veloce lungo gli infiniti sentieri dei suoi sterminati dominii. E, mentre andiamo per la consueta strada alla nostra meta, con l’immaginazione divinare i percorsi fantastici che ci assicurano di raggiungerla, la luna, e soggiornarvi.

Dopo molto aver fantasticato, prenderemo atto che il nostro viaggio non potrà che avere inizio in pieno giorno. Infatti, valutando i pro e i contro, dopo un attento esame, sarà inevitabile ammettere che il calore dei raggi solari è l’unico propellente a nostra disposizione capace di innalzarci fino alla luna. Si badi bene, però: si tenga conto che ne è solo l’elemento propulsorio, perché la sostanza alla quale ha da fornire energia non può che essere, dato lo scopo della nostra impresa, una essenza di origine notturna.

E la sostanza perfetta, indispensabile al nostro intento è, per l’appunto, la rugiada, la condensa del vapore acqueo che delicatamente, nel corso della notte, si posa leggera non senza, diresti, il favore della luna. E non è forse a ragione cantato dall’abate Parini «il rugiadoso umor che, quasi gemma,/i nascenti del sol raggi rifrange»? Avremo dunque modo di elevarci con sicurezza sino alla luna abbinando sapientemente il raggio solare e la rugiada. Si tratta di un connubio che, affinché si mantenga ed esprima tutta la sua efficacia, richiede una strumentazione particolare se, come vediamo, già al tenue tepore mattutino le gocciole di rugiada evaporano.

Come dobbiamo procedere allora? Non abbiamo da far altro che attenerci scrupolosamente alle disposizioni che ci fornisce Hector Savinien Cyrano de Bergerac (1619-1655). Egli parla per esperienza diretta. Sulla luna c’è stato e del mirabile viaggio, così come del fantastico soggiorno, ci fornisce una accurata relazione. Ecco dunque il veridico resoconto della sua partenza: «Mi legai ai fianchi un gran numero di ampolle piene di rugiada, sulle quali il sole dardeggiava così violentemente che il calore, attirandole come fa con le più grosse nubi, mi levò così in alto che a un certo punto mi trovai librato al disopra della regione media». Intraprendendo il suo viaggio verso la luna, Cyrano intende verificare la giustezza d’un suo convincimento: che la luna sia un mondo al quale il nostro mondo fa da luna.

Egli è persuaso infatti che i mondi sono infiniti e che l’universo è pluricentrico. Riguardare il nostro da un altro mondo vale destituirne la presunta centralità. Dal viaggio sulla luna egli si propone di trarre una conferma inoppugnabile alla sua teoria. Sulla luna Cyrano può fare una ulteriore constatazione: come siano molteplici e multiformi le maniere diverse di aggregazione delle componenti vitali. Esse si congiungono secondo innumerevoli compatibilità che vanno a costituire altrettanti distinti organismi, corpi che si muovono nell’universo policentrico in corrispondenza di sensazioni variamente articolate. Gli uomini della luna si nutrono del profumo dei cibi che preparano con grande arte. Essi insomma vivono di fumo, traendo un grande vantaggio da nutrimenti così leggeri che non appesantiscono il corpo.

Agli organi del loro corpo essi fanno mirabilmente ricorso per comunicare tra loro. Sono due i linguaggi che essi impiegano. Uno «non consiste che in una gamma di toni inarticolati molto simile alla nostra musica quando al motivo non s’aggiungono le parole», tanto che, quando essi si stancano di parlare, «danno mano a un liuto o a un altro strumento e se ne servono per comunicare i loro pensieri in perfetta sostituzione della voce». L’altro linguaggio scaturisce dal corpo: «il muoversi di un dito, di un orecchio, di un labbro, di un occhio, di una gota, costituiscono, ciascuno per proprio conto, un’orazione o un periodo in tutte le sue proposizioni».

Molti altri interessanti aspetti del mondo della luna ci descrive Cyrano nella sua Storia degli Stati e Imperi della Luna. Qui mi limito a ricordare soltanto che in quel mondo la moneta che ha corso è la poesia: una sestina, un’ode, un’egloga, un epigramma son danaro contante e con esso si assolve ogni pagamento.

1 commento

  1. giuseppe guaagnoli

    Bellissimo … grazie

    Rispondi

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