Osservatorio Poteri e Frontiere

L’edizione di maggio della rubrica “Osservatorio Poteri e Frontiere”, curata da Federica Resta.

Osservatorio Poteri e Frontiere

Presentiamo di seguito l’edizione di maggio della rubrica “Osservatorio Poteri e Frontiere”, curata da Federica Resta.

ITALY. Sicily. Segesta. Doric Temple of Segesta. 2006.

Sezione democrazia e istituzioni

Magistratura onoraria

Il 29 aprile è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale la legge n. 57/2016, di riforma della magistratura onoraria. La legge contiene una delega – da esercitare entro un anno (più due anni per gli eventuali decreti correttivi) – volta alla disciplina di un’unica figura di giudice onorario (superando così la distinzione tra giudice di pace e Got) e di un (unico) magistrato requirente onorario, incardinato nell’ufficio della procura della Repubblica.

I decreti dovranno introdurre uno statuto unico della magistratura onoraria in ordine alle modalità di accesso, alla formazione, al tirocinio, alla durata e alla decadenza dell’incarico, alla revoca e alla dispensa dal servizio, alle incompatibilità e ai trasferimenti, alla responsabilità disciplinare e alla disciplina dell’indennità; una riorganizzazione dell’ufficio del giudice di pace posto sotto il coordinamento del presidente del tribunale; l’istituzione di una specifica struttura organizzativa dei vicepretori onorari presso le procure; una rideterminazione del ruolo e delle competenze dei magistrati onorari con una estensione delle loro competenze sia in campo civile sia in campo penale e una specifica attribuzione di funzioni nel funzionamento dell’ufficio del processo.

Disciplina dei partiti 

Il 3 maggio l’On. Richetti ha presentato alla I Commissione della Camera, in qualità di Relatore, il proprio testo unificato delle varie proposte di legge, d’iniziativa parlamentare, in materia di disciplina dei partiti, per l’attuazione dell’art. 49 Cost. In particolare, il testo prevede l’istituzione dell’anagrafe degli iscritti a ciascun partito, accessibile ad ogni iscritto e costituente il presupposto (assieme all’adozione di uno statuto) per beneficiare dei contributi del 2 per mille. In alternativa a tali requisiti, ai fini della partecipazione a competizioni elettorali, i movimenti politici potranno limitarsi a presentare una “dichiarazione di trasparenza”, che indichi organi e legale rappresentante del partito, nonché modalità di selezione dei candidati. Oltre all’obbligo di pubblicazione sul sito internet di organi, statuto e bilanci (o, per i movimenti, le procedure per l’approvazione di atti che li impegnino, le modalità per la selezione delle candidature e il titolare del potere di rappresentanza legale), in materia di trasparenza dei finanziamenti, si dispone in particolare che le erogazioni superiori a 15 mila siano soggette a un regime di pubblicità obbligatorio, che prescinde cioè dal consenso dell’interessato. Il testo del Relatore – a differenza di altre proposte esaminate in abbinato – non reca disposizioni specifiche per la disciplina delle elezioni primarie.

Le opposizioni hanno criticato, in particolare, la rigidità della disciplina proposta, ravvisando rischi per la libertà interna dei partiti nel potere del Ministro dell’interno di sindacarne il modello organizzativo, ricusando le liste che non vi si adeguino. Si è anche criticato l’impianto sanzionatorio, ritenendo che alcune misure siano sproporzionatamente punitive e mirate in particolare a colpire determinate formazioni politiche quali, segnatamente, il Movimento 5 stelle.

Insufficienti sono ritenute le norme sulla trasparenza della vita interna dei partiti e del contrasto della corruzione, che avrebbero dovuto suggerire più incisive misure di pubblicità per le fondazioni o la previsione di un limite alle erogazioni, in linea con le tendenze europee. Perplessità destano inoltre, ad avviso delle opposizioni, le disposizioni che escludono dagli oneri di pubblicazione i finanziamenti direttamente concessi da istituti di credito o da aziende bancarie, ovvero li riducono per i finanziamenti provenienti dall’estero, che invece alcuni esponenti delle opposizioni avevano suggerito di vietare in assoluto.

Cittadinanza

E’ in fase avanzata di esame in Senato, in prima commissione, il disegno di legge trasmesso dalla Camera per la modifica della disciplina dell’acquisto della cittadinanza.

In particolare, il disegno di legge (per il quale si apre adesso la fase emendativa) prevede una mitigazione del principio dello jus sanguinis (il figlio acquista la cittadinanza dei genitori) in favore dello jus soli temperato (a certe condizioni la cittadinanza si acquista in ragione della nascita sul territorio) e dello jus culturae (tra i requisiti della cittadinanza assumono rilievo anche gli studi seguiti). In particolare, si prevede che possa acquistare la cittadinanza per nascita chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia lungo-soggiornante (titolare del relativo permesso Ue, dunque deve trattarsi di non comunitario).

Si dispone inoltre che possa ottenere la cittadinanza il minore straniero, che sia nato in Italia o sia entrato nel nostro paese entro il compimento del dodicesimo anno di età, purché abbia frequentato regolarmente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli di studio presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale. Nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è necessaria la conclusione positiva di tale corso.

Le nuove norme si applicheranno anche ai circa 127mila stranieri titolari dei requisiti previsti ma che abbiano superato, al momento di approvazione della legge, il limite di età dei 20 anni per farne richiesta.

Negazionismo

Nella seduta del 3 maggio, in terza lettura, l’Aula del Senato ha approvato, con modificazioni, il disegno di legge d’iniziativa parlamentare volto a introdurre, nella c.d. legge Mancino, l’aggravante del negazionismo.

Rispetto al testo votato in prima lettura, sono state soppresse proprio le parti più generali e “miti” del disegno di legge: in primo luogo la novella della legge Mancino, che circoscriveva la rilevanza penale dell’istigazione alle sole condotte commesse “pubblicamente”. L’introduzione del requisito della pubblicità per le fattispecie istigative già previste dalla legge Mancino- oltre a connotarle in termini di pericolo maggiormente concreto e meno presunto rispetto al bene giuridico tutelato – rispondeva all’indirizzo tracciato dalla giurisprudenza costituzionale in materia di reati di opinione (o a protezione di “un clima”, un’idea, una rappresentazione della realtà e della storia, come li definisce la dottrina tedesca).

La Corte costituzionale ha infatti ritenuto analoghe fattispecie di apologia o istigazione compatibili con la libertà di espressione nella misura in cui non siano applicate alla  “manifestazione di pensiero pura e semplice, ma a quella che per le sue modalità integri comportamento concretamente idoneo a provocare la commissione di delitti”, rilevando peraltro che “non sono concepibili (…) libertà e democrazia se non sotto forma di obbedienza alle leggi che un popolo libero si dà liberamente e può liberamente mutare” (sent.65/1970).

Ancora, si è soppressa la riduzione, da cinque a tre anni, del massimo edittale di pena detentiva prevista per la fattispecie generale di istigazione a commettere (qualsiasi) delitto (art. 414 c.p.), che il testo della prima lettura aveva opportunamente disposto.

Si determinava così una ridefinizione in chiave maggiormente conforme al principio di offensività delle fattispecie istigative previste dalla legge Mancino e la riduzione della pena detentiva per la previsione generale dell’istigazione a commettere delitti. Attraverso la ridefinizione in chiave maggiormente offensiva delle fattispecie istigative generali, infatti, si contribuiva a delineare tali delitti non come meri reati di opinione ma come delitti volti a suscitare atteggiamenti violenti o discriminatori nei confronti di minoranze. Si sarebbe trattato, dunque, di reati puniti in quanto effettivamente propedeutici alla vera e propria violazione della dignità di singoli o minoranze, così da anticipare la soglia di tutela penale per un bene giuridico fondamentale quale appunto la dignità, rispettando tuttavia i principi di offensività e materialità.

La riduzione della pena detentiva per la fattispecie codicistica generale di istigazione contribuiva, poi, a mitigare il rigore (di per sé eccessivo) della risposta sanzionatoria, rendendola maggiormente rispondente al reale disvalore della condotta.

La versione finale del testo sopprime invece queste due positive modifiche limitandosi a introdurre un’aggravante alle fattispecie istigative previste dalla legge Mancino, applicabile qualora la propaganda, ovvero l’istigazione e l’incitamento commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondino in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale.

Tortura

Attende la calendarizzazione per la discussione nell’Assemblea del Senato il disegno di legge d’iniziativa parlamentare che introduce nel nostro ordinamento uno specifico delitto di tortura, pur configurato, diversamente dalla maggior parte delle convenzioni internazionali, come reato comune (dunque realizzabile da chiunque e solo aggravato ove l’autore sia un soggetto pubblico). Rispetto al testo votato in prima lettura si registra un significativo peggioramento, dovuto alla molteplicità dei requisiti richiesti per l’integrazione della fattispecie.

Ad esempio a tal fine le violenze o minacce inferte devono essere, oltre che più di una e gravi, anche “reiterate”. Oltre a rendere più difficile la prova del reato, ciò significa che la dignità può dirsi violata solo se lo sia  ripetutamente. Oltre al trattamento inumano o degradante, si dovrà provare che l’autore abbia agito “con crudeltà”: quasi impossibile vista la difficoltà di dimostrazione del movente psicologico. Perché il reato sussista,  esso dovrebbe produrre, se non “acute sofferenze fisiche” un “verificabile trauma psichico”: anche in questo caso la difficoltà, della prova rischia di vanificare l’applicazione della norma. Tra le possibili relazioni di soggezione che devono caratterizzare il rapporto tra vittima e autore scompare l’affidamento all’altrui “autorità”, escludendo così il reato per quelle situazioni (proprio le più problematiche) in cui la vittima non è stata ancora sottoposta a un provvedimento formale di custodia o, peggio, nei suoi confronti sia stato adottato un atto illecito. Si rischia cos di eludere  proprio le situazioni nelle quali la vittima è soggetta a un potere tanto più pericoloso quanto più informale o addirittura abusivo.

Sezione diritti e giustizia

Unioni civili

L’11 maggio l’Aula della Camera ha approvato – nel testo  licenziato dal Senato, su cui il Governo ha posto la questione di fiducia – la proposta di legge in materia di unioni civili, che già nella versione approvata in prima lettura prevedeva l’esclusione dell’obbligo di fedeltà per le unioni civili (tra persone dello stesso sesso), nonché la soppressione della norma che avrebbe consentito al componente la medesima unione di adottare il figlio biologico del partner, previa valutazione d’idoneità allo svolgimento della funzione genitoriale da parte del tribunale dei minorenni, alle stesse condizioni previste per l’adozione da parte del coniuge.

Il disegno di legge qualifica, in particolare, l’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi dell’art. 2  Cost., sulla scia di quanto affermato dalla  sentenza della Corte Costituzionale n. 138 del 2010; si prevedono cause impeditive alla costituzione dell’unione analoghe a quelle ostative al matrimonio; si riconosce parti dell’unione civile di assumere, per la durata dell’unione, un cognome comune e si sanciscono alcuni obblighi reciproci per le parti, quali quello all’assistenza morale e materiale, alla coabitazione, alla contribuzione ai bisogni comuni, nonché diritti quali quelli in materia patrimoniale, fiscale, penitenziaria, assicurativa, previdenziale, lavoristica e successoria, il diritto al mantenimento ed agli alimenti in caso di scioglimento dell’unione, diritto alla pensione di reversibilità, al ricongiungimento familiare e alla cittadinanza italiana per lo straniero unito civilmente, diritto di ricevere informazioni sullo stato di salute dell’altra parte, di decisione in caso di incapacità, nonché nell’ipotesi di decesso sulla donazione di organi, sul trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.

In caso di rettificazione di sesso, ove i coniugi abbiano manifestato la volontà di non sciogliere il matrimonio o di non cessarne gli effetti civili, s’instaura automaticamente l’unione civile.

Si disciplina poi la convivenza di fatto, riferita a due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. Da tale condizione derivano ai conviventi, in particolare, gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario o in materia di diritto al risarcimento del danno da fatto illecito del terzo che abbia causato la morte del convivente;  reciproco diritto di visita, assistenza, rappresentanza, decisioni, accesso ai dati personali in caso di malattia o di ricovero; diritto di abitazione (a determinate condizioni) nella casa del convivente deceduto e successione nel contratto di locazione; legittimazione ad assumere la tutela o la curatela del convivente; diritto agli alimenti in caso di bisogno, al termine della convivenza.

Gestazione per altri

Il 4 maggio (oltre a un’informativa urgente del Governo sull’attuazione della disciplina in materia di interruzione volontaria della gravidanza), l’Aula della Camera ha discusso e approvato una mozione di maggioranza sul tema della gestazione per altri, nonché parti di mozioni d’opposizione con la prima compatibili (in particolare, mozione Nicchi ed altri).

In particolare, l’atto di indirizzo – nella parte in cui accoglie la mozione Nicchi – impegna il Governo al contrasto di ogni eventuale forma di pratica sommersa e clandestina di surrogazione di maternità; a colmare il deficit informativo attraverso un osservatorio di analisi del fenomeno, in modo da programmare politiche pubbliche adeguate per le tutele giuridiche, sanitarie, sociali di tutti i soggetti coinvolti;
a stabilire accordi bilaterali sul fronte internazionale con i Paesi che hanno normato la gestazione per altri e programmi di cooperazione allo sviluppo per i Paesi a rischio di sfruttamento delle donne a fini riproduttivi;
ad assumere iniziative per prevedere il riconoscimento anagrafico nel nostro Paese, relativamente ai soli nati in quegli Stati dove esiste una legislazione che regolamenta la gestazione per altri;
a rilanciare, attraverso l’investimento di risorse economiche pubbliche, l’offerta di protezione pubblica a partire dalla rete dei consultori familiari per l’accompagnamento di tutti i soggetti coinvolti, prima e durante la gestazione ed il parto, aggiornando le prestazioni e la qualità dei servizi a sostegno della soggettività delle donne e le nuove domande di genitorialità;
a tutelare i diritti dei minori, in particolare con la trascrizione dei loro atti di nascita formali all’estero; ad assumere iniziative per punire ogni forma di costrizione alla procreazione, anche in attuazione dei principi della Convenzione di Istanbul.

Dalla mozione Rosato derivano invece gli impegni affinché il Governo si attivi nelle forme e nelle sedi opportune, per il pieno rispetto, da parte dei Paesi che ne sono firmatari, delle convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino e per la promozione, a livello nazionale e internazionale, di iniziative che conducano al riconoscimento del diritto dei bambini alla identità personale e alla loro tutela, “indipendentemente dalla modalità in cui sono venuti al mondo”; all’attivazione per completare il recepimento della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica.

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