Interventi

Quod superest: ciò che resta, quello che sopravvive. Cosa rimane d’un artista che muore giovane? La nozione della sua morte precoce si fissa in noi fino a connettersi all’opera come se anch’essa fosse stata recisa, insieme al filo della vita, e spezzata. È allora la morte precoce che resta e agisce nel contatto che con quell’opera stabiliamo. Si installa tra i nostri occhi e il quadro, come la lente che ce ne rivela il particolare più nascosto, quello che avvertiamo come il più vero. Ma quando una morte può esser detta prematura, precoce appunto? La domanda vale, forse, se è posta riguardo all’arte, che vuol dire in rapporto all’opera. E infatti non avrebbe senso porsi l’interrogativo rispetto alla vita: a faccia della vita la morte giunge presto comunque. Anche il vecchio di Esopo che invocò su di sé la morte, quando la Morte gli apparve innanzi e gli disse: «Eccomi!», negò d’averla mai chiamata.
A confronto dell’arte e dell’opera, invece, la questione è stata e può essere posta. In quest’ambito è giudicata precoce la morte che interrompe quel risultato pieno che le prove di apprendistato o le prime realizzazioni più convincenti facevano presagire, quei raggiungimenti che, certo, non sarebbero mancati nel prosieguo dell’attività dell’artista. Non è senza interesse notare che è soprattutto nel caso di artisti morti giovani che ricorriamo ai concetti (assai discussi) di svolgimento, o di evoluzione, o di progresso in arte: genesi, formazione e compimento di stili, di generi, di poetiche. Sicché gli artisti morti prima che il talento e la ricerca loro si fossero in pieno manifestati, impongono a noi di riflettere su quel dopo che non ci fu. È così che il dato della morte diviene un elemento determinante nella formulazione del giudizio critico su un’opera. Affinché il ragionamento mantenga una sua linearità e legittimi a designare la morte prematura di un artista come precoce rispetto all’arte sua è necessario attenersi ad un convincimento.
Che l’opera si spieghi solo se inserita entro un insieme di riferimenti, se rinviata ad altro, se chiarita e detta per sovrapposizioni e confronti. A questa stregua, senza un sistema di rimandi, alcuna opera d’arte sarebbe, propriamente, riconosciuta come tale o apprezzata nella sua singolarità. Paradossalmente, anche la sua identità e la sua unicità risiedono in una trama di confronti ed il risultato che essa segna è riconoscibile solo nell’ambito di una classificazione che consenta paragoni adeguati. Risulta così necessario alla valutazione di un’opera il suo inserimento in una serie, la collazione con altre opere finché il sistema dei paragoni giunga a costituire un reticolo di ragguagli, richiami, affinità e contrasti. Una scala di valori o, semplicemente, di correlazioni e interdipendenze per affinità e avversioni che viene a designare un’epoca, un periodo, un movimento o una scuola. Il carattere dell’elenco ordinato e dell’inventario sistematico – il catalogo – è alla base disciplinare della storia dell’arte: arte come corpus. Le registrazioni che essa compie e le valutazioni che elabora poggiano su un censimento. Perviene ad una visione sinottica a mezzo d’una raccolta preliminare di dati, di un archivio selezionato. Ed è appunto nella visione d’insieme, nel contesto generale di un periodo che lo storico dell’arte ritiene di poter giudicare interrotta l’attività di un artista che sia morto giovane.
Constatare una morte precoce, nel giudizio critico su un artista, equivale ad ammettere che l’opera sua ‘che resta’ non si distingue in modo rilevabile dal tono generale di un periodo e di una cultura. Anzi, proprio perché lo storico dell’arte integra quel lascito interrotto con i caratteri tipici di una temperie dominante e diffusa può affermare insieme la qualità dell’autore e la sua non compiuta affermazione. Il caso non si verifica quando l’opera si erge con una autonomia e una identità che designano i risultati della cultura artistica di un’epoca. Nel rispetto della ricostruzione storica data e dei giudizi generali che a quella ricostruzione hanno presieduto, le opere di Raffaello, Caravaggio Van Gogh vengono assunte come parametri. Che quegli autori siano morti in giovane età è un mero dato della loro biografia.

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